#IoStoConDiMaio – Lettera aperta a pennivendoli e cazzari

Ho sempre pensato che un giornalista dovrebbe ricercare e riportare la verità dei fatti. Il vero giornalista non mente, non manipola, attesta, informa e denuncia; l’esatto contrario di quello che fanno pennivendoli e cazzari

Sono disgustato dal modo con cui, alcuni giornalisti della stampa nazionale, anchorman di TG e conduttori di talk show, manipolano le informazioni al fine di screditare gli avversari politici dei loro padroni. A pennivendoli e cazzari, voglio ricordare che la categoria professionale a cui appartengono, adotta un codice di comportamento che, al pari del giuramento di Ippocrate per i medici, vincola a precisi doveri e a tenere un comportamento onorevole ogni qual volta si accingono a svolgere il loro lavoro.

L’attacco mediatico di ieri mattina contro di Luigi Di Maio, nella faccenda Marra, è l’ennesimo segnale che il partito di Renziloni è ormai alla frutta e per ottenere consenso ai danni degli avversari politici, utilizza, come è solito fare, i media di regime, giornali e TV di proprietà dei soliti noti, per lanciare attacchi al Movimento 5 Stelle. il PD è consapevole del fatto che la gestione scellerata e fallimentare del paese, portata avanti in questi ultimi tre anni di malgoverno, lo condurrà alla sconfitta e gli farà perdere, in un colpo solo, potere e poltrone.

Non avendo argomenti di merito per tirare acqua al suo mulino, il PD sta tentando, in tutti i modi, di screditare il Movimento 5 Stelle, unica forza politica che, da sola, può ottenere il consenso dal 40% degli elettori italiani, assicurandosi così la vittoria alle prossime elezioni politiche.

Ricordo, a questi pseudo professionisti dell’informazione, che è anche colpa loro se la classifica di Reporter Senza Frontiere, sulla libertà di stampa nel mondo, vede l’Italia al 77° posto, preceduta da Lesotho, Armenia, Nicaragua e Moldova.
classifica di Reporter Senza Frontiere, sulla libertà di stampa nel mondo

Voglio citare alcuni punti contenuti nel “Testo unico dei doveri del giornalista“, approvato l’8 luglio 1993 dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa.

Articolo 1
Libertà d’informazione e di critica
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L’attività del giornalista, attraverso qualunque strumento di comunicazione svolta, si ispira alla libertà di espressione sancita dalla Costituzione italiana ed è regolata dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963:

«È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori».

Articolo 2
Fondamenti deontologici
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Il giornalista:

  • Difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti
  • Rispetta i diritti fondamentali delle persone e osserva le norme di legge poste a loro salvaguardia
  • Tutela la dignità del lavoro giornalistico e promuove la solidarietà fra colleghi attivandosi affinché la prestazione di ogni iscritto sia equamente retribuita
  • Accetta indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali, purché le disposizioni non siano contrarie alla legge professionale, al Contratto nazionale di lavoro e alla deontologia professionale
  • Non aderisce ad associazioni segrete o comunque in contrasto con l’articolo 18 della Costituzione né accetta privilegi, favori, incarichi, premi sotto qualsiasi forma (pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, regali, vacanze e viaggi gratuiti) che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità
  • Rispetta il prestigio e il decoro dell’Ordine e delle sue istituzioni e osserva le norme contenute nel Testo unico
  • Applica i principi deontologici nell’uso di tutti gli strumenti di comunicazione, compresi i social network
  • Cura l’aggiornamento professionale secondo gli obblighi della formazione continua

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Chiudo rivolgendomi a pennivendoli e cazzari, perchè sento il dovere di ricordare a tutti loro che manipolare i fatti, diffondere notizie false, o nascondere la verità, serve solo a gettare fango sull’intera categoria dei giornalisti, fatta di donne e uomini che, in alcuni casi, hanno dato la vita per documentare la verità dei fatti.

Cosimo CristinaCosimo Cristina – ucciso nel 1960
Mauro De MauroMauro De Mauro – scomparso nel 1970
Giovanni SpampinatoGiovanni Spampinato – ucciso nel 1972
Mauro RostagnoMauro Rostagno – ucciso nel 1972
Peppino ImpastatoPeppino Impastato – ucciso nel 1978
Giuseppe FavaGiuseppe Fava – ucciso nel 1984
Giancarlo SianiGiancarlo Siani – ucciso nel 1985
Carlo CasalegnoCarlo Casalegno – ucciso nel 1977
Walter TobagiWalter Tobagi – ucciso nel 1980
Ilaria-AlpiIlaria Alpi – uccisa nel 1994
Maria Grazia CutuliMaria Grazia Cutuli – uccisa nel 2001

 

by Roberto Mottola

L’ultima legge elettorale partorita dal PD il “LAURICELLUM”

E dopo il Porcellum e il Mattarellum, ecco a Voi… il “LAURICELLUM”

Partorito dal deputato PD Giuseppe Lauricella, il “Lauricellum” prevede omogeneità fra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.

In sintesi, se una delle liste dovesse superare il 40%, alla Camera e al Senato, otterrebbe, quale premio di maggioranza, 340 deputati pari al 54% dei seggi.

A detta dello stesso Lauricella, siccome il limite del 40% appare troppo ambizioso da raggiungere per la maggior parte degli schieramenti in campo e considerato il fatto che, negli ultimi sondaggi(?), a Pd e M5S vengono pronosticate alte percentuali, ma nessuno dei due schieramenti riuscirebbe a superare il tetto del 40%, il Lauricellum trasformerebbe il premio di maggioranza in un sistema proporzionale puro con capilista bloccati e candidature multiple fino a 3, con uno sbarramento alla Camera del 3%, su base nazionale, e del 4% al Senato, su base regionale.

Nel frattempo Bersani, barcamenandosi tra una dichiarazione e l’altra, a seguito delle affermazioni fatte prima da Massimo D’Alema e poi da Michele Emiliano, a proposito di una possibile “scissione” del PD (l’ennesima), pronuncia frasi del tipo “Non minaccio nulla, però…”, “Non garantisco nulla, ma…”, “al momento non faccio affermazioni, ma ci penserò…”, in pratica, come è solito fare, non prende alcuna posizione, se non quella da seduto “in poltrona”. Tutto questo a dispetto della grave situazione in cui versano i cittadini, che chiedono di votare al più presto.

Riusciranno i nostri cari parlamentari ad arrivare alla data di fine mandato aggiudicadosi in tal modo la tanto agognata pensione? Siamo appena all’inizio…. la storia continua!

Angelino Alfano – la Storia, la Famiglia, il Partito, gli Scandali.

Analisi di uno dei personaggi più discussi del panorama politico italiano

Angelino Alfano, nato ad Agrigento il 31 ottobre 1970 è, dal 12 dicembre 2016, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Dall’8 maggio 2008 al 27 luglio 2011 è stato Ministro della giustizia nel governo Berlusconi, mentre dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio dei ministri, nel governo Letta. Riconfermato come Ministro dell’Interno nel Governo Renzi dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016, data in cui viene nominato Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale nel successivo Governo Gentiloni.

E’ stato il primo ed unico segretario nazionale de “Il Popolo della Libertà”. Nel novembre 2013 si è fatto promotore della scissione dal PdL e del lancio del “Nuovo Centrodestra”, di cui viene eletto presidente il 13 aprile 2014. Alfano, dal 2011, è inoltre presidente della “Fondazione De Gasperi”

La famiglia

Il fratello Alessandro, fa carriera alle Poste e in altri enti, con molta facilità, guadagnando cospiqui stipendi, in un comparto, quello delle “Poste Italiane”, dove altri, impiegati e precari, incontrano non poche difficoltà.
L’anziano padre Angelo, che in quel di Agrigento raccomanda, per l’assunzione alle Poste, un numero considerevole di persone, procurando posti di lavoro con una faciltà a dir poco disarmante.
La moglie, Tiziana Miceli, che esercita con successo la professione di avvocato civilista prevalentemente per le pubbliche amministrazioni, che costantemente si avvalgono della Rm-Associati, studio legale della Miceli, procurandole tanto lavoro; la sola “Serit”, agenzia di riscossione tasse della Sicilia, dal 2008 al 2012 ha affidato alla Rm-Associati 358 incarichi.

Alla lista degli occupati della famiglia Alfano, si aggiungono anche tre cugini, i fratelli Antonio e Giuseppe Sciumè, uno dirigente della Rfi, Rete ferroviaria italiana e l’altro alla Blue ferries e infine la cugina, Viviana Buscaglia, che dal 2010 copre l’incarico di biologa, presso l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Arpa) della Regione Siciliana.

Gli scandali

Dall’inizio della legislatura del 2013, Angelino Alfano fa fronte a critiche di ogni genere.
Ci furono i ritardi sulla nomina del sostituto di Antonio Manganelli alla Polizia di Stato nel 2013, nello stesso anno lo scandalo Shalabayeva, persino una casa avuta grazie a Salvatore Ligresti in via delle Tre Madonne a Roma nello scandalo Premafin e un’inchiesta sull’Università Kore di Enna dove era indagato per abusto d’ufficio.

Un po’ di tempo fa, il nome di Alfano spuntò in un’inchiesta di Rec su Raitre, che rivelò i rapporti di Alfano con Rosario Basile, titolare di oltre 10 aziende di vigilanza privata, tra cui l’Ivri. Diverse interrogazioni parlamentari e richieste di chiarimenti, non lo smossero dalla poltrona del Viminale.

Gli amici del cerchio

La rete di potere che protegge Angelino è invidiabile; circondato da consiglieri giuridici, avvocati e funzionari.
Alfano può contare sul sostegno di un professore di diritto privato di spessore come Salvatore Mazzamuto, già sottosegretario alla Giustizia del governo Monti.
Un altro degli uomini del suo cerchio più stretto è Baldassarre Di Giovanni, con lui sin dai tempi della regione Sicilia negli Anni 90.
C’è poi la storica portavoce Daniela Subranni e ancora l’amico avvocato Andrea Gemma, collocato nel Consiglio di amministrazione di Eni, la più importante azienda pubblica italiana, che è professore di Istituzioni di Diritto Privato presso l’Università di Roma Tre, dove insegna anche Giulio Napolitano, figlio dell’ex presidente della Repubblica Giorgio, è membro del board strategico dell’American University of Rome. È avvocato cassazionista e socio dello Studio legale e tributario Gemma & Partners.

Il partito

il “Nuovo Centrodestra” è uno dei partiti italiani con più indagati e condannati. Le vicende che vedono coinvolti, a vario titolo, i rappresentanti del partito di Alfano, sono diverse, spiccano i reati di peculato e abuso d’ufficio.
Di seguito l’elenco (probabilmente non completo)

  • PIERO AIELLO – a processo in appello per voto di scambio politico-mafioso
  • GIOVANNI BILARDI – a proceso per peculato, falso e truffa
  • GIUSEPPE CASTIGLIONE (vice ministro dell’agricoltura) Condannato per violazione della legge elettorale
  • SABRINA DE CAMILLIS – a processo per abuso d’ufficio
  • ROBERTO FORMIGONI – condannato a 6 anni di reclusione per corruzione
  • BRUNO MANCUSO – a processo per associazione a delinquere
  • ANTONIO MAROTTA – a processo per traffico di influenza illecita e ricettazione
  • ANTONINO MINARDO – condanna definitiva a 8 mesi per abuso d’ufficio
  • ANTONIO FABIO MARIA SCAVONE – condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale

 

VIDEO – Ma siamo sicuri? – Rec del 19/06/2106

Roberto Mottola

Colorado – La legalizzazione produce una diminuzione del consumo della cannabis negli adolescenti

Lo stato del Colorado registra una notevole diminuzione del consumo di cannabis negli adolescenti dopo la legalizzazione.

Un altro caposaldo delle teorie proibizioniste smentito dai fatti: in Colorado, dove la cannabis è legale dal 2014, non solo i consumi tra i più giovani non sono aumentati, ma sono sensibilmente diminuiti. A certificarlo sono i numeri della ricerca nazionale su droga e salute pubblicata dal Dipartimento di Stato per la Salute e i Servizi Sociali degli Usa.

In Colorado i consumi di cannabis sono storicamente più alti rispetto alla media statunitense, ma nel 2015 hanno visto un sensibile calo del consumo nella classe di età tra i 12 e i 17 anni. Gli adolescenti che hanno consumato cannabis almeno una volta durante l’anno dopo la legalizzazione sono infatti passati dal 20,81% al 18,35%, con un calo del 2,46%. Mentre lo stesso dato nella media Usa è diminuito in maniera molto più blanda, passando dal 13,28% al 12,86%.

Di contro sono invece aumentati i consumi tra gli adulti. I cittadini del Colorado di età superiore ai 26 anni che hanno consumato marijuana almeno una volta durante l’anno sono passati dal 16,80% al 19,91%. Un aumento significativo, dovuto probabilmente alla curiosità di sperimentare almeno una volta la cannabis legale.

Tuttavia il dato più importante è sicuramente quello del calo tra gli adolescenti, visto che è tra di loro che il consumo di cannabis può essere maggiormente pericoloso visto che si tratta di ragazzini ancora in fase di formazione anche sotto il punto di vista celebrale.

Quello che la ricerca del Dipartimento americano non svela sono le ragioni di questa diminuzione dei consumi tra gli adolescenti. Secondo un articolo del New York Times questa tendenza potrebbe derivare dalla diminuzione del mercato illegale nello stato ed al passaggio ad un mercato regolamentato dove la vendita ai minori è vietata.

Altre ragioni potrebbero essere di carattere maggiormente culturale, come il lancio di campagne di prevenzione finalmente libere da pregiudizi e falsi miti e il minore effetto di attrazione che nei ragazzi più giovani può avere la cannabis dopo aver perso il “fascino del proibito”.

Colorado dopo legalizzazione diminuisce il consumo di cannabis

Fenomeno Corruzione – I politici rubano e non si vergognano!

La Corruzione ci costa 60 miliardi di Euro all’anno!

Il fenomeno Corruzione è un cancro non ancora debellato in Italia: molti dei nostri politici rubano senza nemmeno vergognarsene.

A dirlo è Piercamillo Davigo, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, che con le sue recenti dichiarazioni ha scosso l’opinione pubblica. Il mondo della politica e i cittadini Italiani sono ormai assuefatti e non fanno quausi più caso ai tanti scandali perpetrati negli anni da una classe politica corrotta.
Transparency International che ha stilato il “barometro” della corruzione, analizzando il fenomeno della corruzione nei vari paesi del mondo, basandosi sulla percezione dei cittadini, ha riscontrato che nove italiani su dieci valutano i partiti politici come i principali focolai che alimentano il malaffare. Dall’indagine, si evince che, ogni anno, decine di miliardi vanno a finire nelle tasche di amministratori corrotti e loschi personaggi politici, tutto questo ai danni della libera concorrenza che limita, e non poco, gli investimenti nel nostro paese.

Si stima che il 3,8% del Pil, finisce ogni anno in bustarelle e mazzette

Quanto costa la corruzione ai cittadini italiani? Il DFP (Dipartimento della Funzione Pubblica) stima in 60 miliardi il costo annuo della corruzione; praticamente il 3,8% del Pil nazionale, a fronte della media europea calcolata all’uno per cento. In pratica è come se ogni anno qualcuno infilasse le mani nelle tasche di un italiano portandogli via 1000€. Una mazzettopoli che provoca un buco enorme nei bilanci dello stato danneggiando lo sviluppo economico del Paese.

Il fenomeno della corruzione provoca un crollo di investimenti che blocca di fatto la produttività.

Oltre al denaro che sparisce in bustarelle, bisogna considerare l’enorme perdita provocata dai mancati investimenti nel Paese, per la poca credibilità del sistema economico. La Banca Mondiale afferma che l’indice di percezione della corruzione di un Paese determina una perdita di produttività che supera il 6%.

L’Italia è tra i Paesi più corrotti del mondo

Nel 2015, l’indice di percezione della corruzione in Italia, determinato da Transparency International, pone l’Italia al 61mo posto insieme a Montenegro, Senegal e Sud Africa. Nella graduatoria dei paesi più virtuosi, in quanto a trasparenza del sistema politico-economico, peggio di noi, in europa, troviamo solo la Bulgaria. La Romania, il Ghana, il Rwanda e altri 57 Paesi sono considerati meglio di noi. I paesi con la migliore reputazione in fatto di trasparenza sono Danimarca, Finlandia, Svezia e Nuova Zelanda.

A pagare il costo della dilagante corruzione sono gli imprenditori onesti, che quotidianamente si trovano di fronte a sistemi di assegnazione degli appalti, pubblici e privati, basati su amicizie e bustarelle. La corruzione non è altro che una tassa occulta che provoca l’impoverimento dei paesi dal lato economico, sociale e ambientale.

I cittadini italiani, considerano i politici come i primi corrotti

L’89% degli italiani mette al primo posto, in fatto di corruzione, i partiti politici, seguiti dal Parlamento (77%) e dalla Pubblica Amministrazione (61%) a causa dei molti scandali che vedono quotidianamente funzionari pubblici colti ad intascare mazzette.
Il primato della corruzione, comunque, va ai politici. Anche se si parla solo di percezione, rischiamo di coinvolgere nella mischia anche tanti amministratori onesti, che nulla hanno a che fare con la “casta” dei corrotti seriali.

La corruzione in Parlamento

Come rivela il dossier “Corruzione, le cifre della tassa occulta che impoverisce e inquina il paese” stilato da Libera, Legambiente e Avviso pubblico, abbiamo circa il 10% dei nostri parlamentari indagati, condannati o arrestati. per corruzione, concussione, truffe e abuso d’ufficio. I partiti più inquinati da politici corrotti sono Pdl, Pd e Udc. L’anno scorso, gli amministratori locali coinvolti da inchieste giudiziarie per i reati di cui sopra, sono stati circa 400 con il Pd che supera di due terzi il Pdl. Oltre il 98% dei coinvolti ha subito condanne inferiori a due anni; in pratica con l’applicazione delle misure alternative al carcere, non sconteranno neanche un giorno in gattabuia.

Italia: un Paese senza speranza?

Gli italiani, percepiscono che c’è corruzione anche in altri settori pubblici, parliamo di sanità (54%), imprese (52%), Magistratura (47%), Media (45%) per finire con gli enti religiosi (39%). Quattro italiani su dieci, asseriscono che i cittadini comuni possono fare ben poco per contrastare il fenomeno corruzione, che dilaga, senza freni, nella nostra povera Italia.


Roberto Mottola

SMS solidali per i Terremotati? I fondi raccolti salvi per miracolo!

SMS solidali – Otto milioni di euro raccolti erano finiti su un conto MPS che stava per saltare!

SMS solidali – Quando il 22 dicembre scorso l’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, Marco Morelli, ha comunicato che era fallito l’aumento di capitale proposto al mercato dalla sua banca, in pochissime ore il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha convocato il consiglio dei ministri e ha fatto approvare il decreto da 20 miliardi di euro con cui è stata salvata la banca senese. Un fulmine. E non è stato il primo quando qualche istituto di credito ha lanciato il suo allarme.

Da una settimana decine di sindaci delle zone del terremoto avevano lanciato un allarme alle autorità prima guardando le previsioni del tempo, poi sentendo il freddo che mordeva e vedendo la neve che cadeva. Si è sgolato più volte anche Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, che in condizioni drammatiche dal 24 agosto è lì a battersi come un leone per i suoi cittadini martoriati. Non è accaduto nulla. Tutti sordi, e quel che è accaduto lo vediamo in queste tragiche ore.

Per salvare Mps Gentiloni ha fatto una corsa da Usain Bolt. Per salvare dalla neve chi aveva già subito il dramma di questi mesi, nessuno si è mosso dalla sedia fino a quando la situazione non è precipitata. L’unica consolazione viene da un aspetto grottesco: salvando quei conti correnti, si è salvato anche qualcosina per i terremotati. Perché fra i tanti istituti possibili per raccogliere le generose donazioni degli italiani, la Protezione civile ha scelto proprio Mps. Su un conto corrente c’erano più di 8 milioni di bonifici. Se la banca senese fosse andata in bail in, si sarebbero persi tutti, così come sarebbero stati persi i fondi raccolti sempre presso Mps da Confindustria o dalla Regione Toscana e Anci Toscana. C’è stato il rischio grosso quindi di perdere i fondi delle donazioni degli italiani ai poveri terremotati. Per altro quei fondi devono ancora essere utilizzati, e sono congelati.

Di fronte a una obiettiva assenza dello Stato in un momento in cui c’erano bisogni drammatici, Gentiloni si è offeso per le polemiche politiche sulla evidente disorganizzazione e impreparazione dei soccorsi, chiedendo sobrietà ai partiti e soprattutto agli avversari politici. Eppure i fatti plasticamente sono quelli, ed è ipocrita nascondersi dietro la generosità e l’incredibile impegno dei volontari che troppo spesso in questi mesi ha nascosto l’inefficienza e la lentezza della macchina pubblica.

e c’è qualcuno che ha peccato di sobrietà, è stato proprio l’esecutivo. Ha promesso quello che sapeva benissimo di non potere mantenere. Ha annunciato la consegna di soluzioni abitative, dicendo che ormai Amatrice aveva le sue casette quando laggiù c’erano quattro assi ancora da montare e solo per il 10% di quel che sarebbe servito. Ha annunciato la consegna dei container per mettere al riparo gli allevamenti in tempo prima che li distruggesse il rigore dell’inverno, e nei tre mesi successivi ne ha consegnati 2 sui 300 promessi. Chi doveva decidere in fretta, sapendo quel che sarebbe accaduto, non l’ha fatto. Il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, e il commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, hanno fatto molti incontri, emanato decine di ordinanze e altrettante circolari, spesso contraddicendo dopo pochi giorni le regole appena scelte e impedendo a chi era anche da volontario sul territorio di fare il proprio lavoro avendo qualche certezza con cui muoversi ed operare.

Non sono opinioni politiche, queste. Il 17 gennaio i presidenti di tutti gli ordini professionali delle Marche e di tutte le province hanno firmato un comunicato stampa-appello ad Errani che ha toni drammatici e forse più di ogni altra cosa testimonia la confusione che è regnata sovrana. Il comunicato-appello iniziava così: “I tre Ordini e Collegi Professionali Tecnici delle Marche impegnati dopo il Sisma del 2016 da oltre quattro mesi nelle attività di supporto e di sostegno alle popolazioni colpite dai tragici eventi, chiedono un incontro urgente con il Commissario Governativo Vasco Errani. Il fine è quello di analizzare congiuntamente le criticità rilevate in queste prime attività di ricostruzione che coincidono, sostanzialmente, con le operazioni di rilievo delle agibilità e della valutazione del danno”.

Poi spiegava il motivo di quell’incontro: “I sottoscritti Presidenti portano a conoscenza il Commissario e le popolazioni interessate che le mutate condizioni intervenute con le recenti Ordinanze, hanno generato notevole confusione sulla tempistica, sui modi e sui contenuti della ricostruzione stessa, il tutto in una situazione già grave dove sussiste ancora la necessità di procedere ai rilievi di agibilità. Questa situazione non è più sostenibile! Non si può, infatti, contemporaneamente ricostruire e, nel frattempo, rilevare il danno. In tempo di emergenza, questa continua emanazione di norme ha generato nella popolazione e nei tecnici stessi confusione ed incertezza, tant’è che al momento, i professionisti non stanno presentando alcun progetto, neanche per la ricostruzione leggera”. I 6 mila tecnici marchigiani che hanno fin qui fatto i rilievo si rifiutano di proseguire il loro lavoro in queste condizioni. E la responsabilità di chi è?

Organizzazioni di volontariato presenti nella zona del sisma, hanno comunicato fin dalla fine del mese di ottobre alle autorità di avere a disposizione container utilizzabili sia per persone che per animali e di volerle mettere a disposizione dei terremotati. E’ stato risposto a loro “no, grazie”. Ci avrebbe pensato il governo, che voleva usare la via maestra della gara pubblica per le forniture, con tutti gli imprimatur degli organismi di vigilanza (Anac in testa) per non rischiare. Il risultato è che quel che poteva dare riparo prima dell’arrivo dell’inverno, non è stato dato. Il governo non ha consegnato i container-stalle, e gli allevatori stanno perdendo le loro bestie ogni giorno.

Mentre i sindaci di queste martoriate zone hanno bisogno di lavorare su una emergenza continua e non di perdere il tempo in mille riunioni, correndo dietro alla burocrazia, da quegli incontri spesso inutili emerge una sola cosa: il terrore che hanno sia Curcio che Errani e i loro uomini di ricevere un avviso di garanzia per avere deciso in fretta una cosa piuttosto che un’altra. Sono preoccupati per se stessi assai più che per la gente che vive dramma ed emergenza. Vogliono mille bollini di legalità preventiva su ogni cosa che fanno, assediano Raffaele Cantone per avere ok che spesso non è nemmeno in grado di dare. Rivolgendosi ad ogni tipo di autorità in cerca di assoluzioni preventive che nessuno può dare, ricevono suggerimenti spesso contrastanti con le poche decisioni prese. E accade quello che ha scatenato la rabbia dei professionisti marchigiani.

fonte: L’imbeccata di Franco Bechis

Elicotteri della Forestale – non possono volare, grazie Ministro Madia!

fermi gli elicotteri della Forestale. “Non sono in condizioni di volare”

Gli elicotteri della forestale ci sono, ben tre, pronti a volare su tutte le zone disastrate del Lazio e anche oltre. Come hanno già fatto ad agosto e a ottobre, per portare aiuti dall’alto, salvare vite umane, dare una mano agli allevatori con centinaa di capi di bestiame intrappolati nella neve, calando davanti alle stalle balle di fieno e altri beni.

Solo che quei tre elicotteri della Forestale dal 31 dicembre sono bloccati nel piccolo aeroporto di Rieti, perché esattamente dal giorno dopo è entrata in vigore la riforma Madia fortemente voluta dall’ex premier Renzi e ancora non c’è chiarezza sul passaggio di consegne e competenze dal Corpo Forestale (inopinatamente cancellato da quella sciagurata decisione del governo Renzi) ai Carabinieri e/o Vigili del fuoco.E anche gli esperti elicotteristi sono costretti a restare in caserma, poco oltre, a Cittareale, perchè non hanno mezzi da pilotare.

Assurdo, visto che quei tre elicotteri avevano garantito l’operatività con decine di interventi di soccorso nelle zone terremotate, anche a supporto delle squadre del Soccorso Alpino. E chissà quanto sarebbero preziosi anche in queste ore. Ma niente: bloccati dalla burocrazia e da una scellerata scelta a monte (disperdere il patrimonio della Forestale). Che poco o nulla ha fatto risparmiare allo Stato e che ora rischia invece di “costare” in vite umane.

Ma in queste ore in cui emerge chiaramente la necessità di portare dall’alto un aiuto nelle zone terremotate, arriva un’altra denuncia: “E’ assurdo che il corpo dei Vigili del fuoco ancora nel 2017 non sia dotato delle strumentazioni e del numero di piloti necessari per far volare di notte i propri elicotteri in caso di necessità di soccorso. E parliamo di quegli elicotteri che già il 24 agosto 2016 hanno dovuto attendere la luce per trasportare i Vigili nelle zone terremotate rimaste isolate. Quegli stessi elicotteri che anche ieri, non prima dell’alba, hanno trasportato i soccorritori all’hotel Rigopiano. I nostri Vigili, a 5 mesi dalle prime scosse sono in una situazione logistica surreale, con tende sepolte dalla neve, al freddo e con capi di vestiario e calzature non adatti a ghiaccio e neve, gli stessi che si usano negli incendi e mezzi da rottamare.”

Lo afferma Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo, il sindacato autonomo dei Vigili del fuoco, che inoltre denuncia la gravissima situazione degli elicotteristi del soppresso corpo forestale, un patrimonio di esperienza e professionalità, dal primo gennaio di quest’anno tenuti fermi a Cittareale in attesa di chissà quali direttive degli alti dirigenti dei Vigili del fuoco, mentre l’Italia è in piena emergenza”.

fonte: Il Giornale d’Italia

Igor Traboni

ATTENZIONE Il Gruppo Monti è pronto per affibbiarci nuove tasse!!

Sapete che cosa sta facendo il nostro ex, ex, ex, ex premier, fondatore di “Scelta Civica” Mario Monti? Ebbene dal 2014, il professore in loden, è a capo di una task-force dell’Unione Europea denominata “High-level Group on Own Resources” o più semplicemente “Gruppo Monti” che ha come obiettivo quello di trovare nuovi modi per tassare i cittadini europei! E chi meglio di lui poteva farlo?

Il gruppo Monti è una squadra composta da 10 personaggi politici, ecco i nomi:

  • Mario Monti (Italia)
  • Guy Verhofstadt (Belgio)
  • Ivailo Kalfin (Bulgaria)
  • Alain Lamassoure (Francia)
  • Daniel Daianu (Romania)
  • Clemens Fuest (Germania)
  • Ingrida Šimonyté (Lituania)
  • Kristalina Georgieva (Bulgaria)
  • Pierre Moscovici (Francia)
  • Frans Timmermans (Olanda)

Insomma una bella squadra di mastini ultra europeisti, il loro compito ufficiale è quello di mettere mano al bilancio della UE per far quadrare i conti.

In questi ultimi due anni, il Gruppo Monti ha stilato un rapporto in cui si spiega come fare per razionalizzare le risorse con cui Bruxelles si finanzia e dopo due anni di lavori, adesso sono pronti per entrare in azione. Ma perché proprio ora? Semplice! avete dimenticato la Brexit? Considerando il fatto che, quando gli inglesi se ne andranno definitivamente, alle casse della UE verranno a mancare circa 6 miliardi di Euro, secondo voi dove prenderanno questi soldi?

Ad oggi l’ottanta per cento del denaro con cui si finanzia l’Unione Eurpea, viene dai contributi degli Stati Membri, se questi contributi vengono a mancare, o servono più soldi, come fanno a finanziarsi?

La versione ufficiale è che non ci saranno nuove tasse per i contribuenti europei, voi ci credete ad una balla del genere?

gruppo monti

Il caro Mario Monti, si sa, perde il pelo ma non il vizio; dovunque lo mettano lui tassa! E’ più forte di lui, bisogna capirlo. Nel rapporto del suo gruppo si parla di una serie di nuove misure fiscali, tra le quali una tassa sull’energia elettrica e un prelievo sulla benzina, sì, proprio come aveva suggerito il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, una bella tassa sul carburante per coprire i costi dell’emergenza immigrazione e non è finita quì, si pensa anche a una tassa sul carbone e soprattutto a un aumento delle imposte sul valore aggiunto, immaginate che cosa vuol dire questo? Che potrebbe aumentare la quota di IVA girata dai vari stati membri a Bruxelles.

Ma il peggio deve ancora venire, non si tratta semplicemente di farci pagare altre tasse, dietro c’è un’idea di cui Monti ha già parlato a settembre al forum Ambrosetti, e cioè, siccome i singoli stati non gestiscono il loro debito pubblico come vuole Bruxelles, come soluzione si deve aumentare il budget dell’Unione Europea e conseguentemente diminuire il potere di spesa dei vari paesi.

Adottando le misure di cui sopra, a decidere le politiche economiche degli stati europei, saranno gli euro burocrati e finalmente il tanto agognato superstato europeo diventerà realtà! Prepariamoci ad aprire il portafogli e ringraziamo di tutto ciò l’amico d’Italia, il Professore Mario Monti.


Roberto Mottola