Gli allevamenti intensivi sono la risposta alla fame nel mondo? I dati dicono di no!

L’argomento che intendo trattare oggi, tocca vari aspetti, estremamente delicati, che riguardano principalmente la salute e l’ambiente con particolare riferimento alle abitudini alimentari adottate dalla maggior parte dei nuclei familiari del ceto medio.
Su Wikipedia, il termine "Allevamento Intensivo" viene definito in questo modo:
"L’allevamento intensivo è una particolare attività agricola che non necessita di nesso funzionale con un fondo: come ogni forma di allevamento, prevede la custodia, la crescita e la riproduzione degli animali, ma può essere svolta in ambienti confinati, anche in assenza di terreno sufficiente a garantire una produzione vegetale che soddisfi il potenziale fabbisogno alimentare dei capi allevati, lo smaltimento delle loro deiezioni e la percentuale tra superficie coperta e scoperta che contraddistingue gli insediamenti agricoli."

Io vivo a poche centinaia di metri da una delle principali industrie avicole italiane. In questo stabilimento si allevano e si macellano polli e tacchini, per la produzione di alimenti destinati alla grande distribuzione. L’economia della mia piccola città, in maggior parte, gravita intorno a questa mega industria, dove sono impiegate molte persone che conosco; per questo motivo, spesso ascolto e partecipo a discussioni incentrate sulle tecniche di allevamento intensivo.

In un qualsiasi supermercato, è possibile acquistare vaschette piene di cosce e petti di pollo, offerte al prezzo di pochi euro al kg; ma vi siete mai chiesti perchè la carne di pollo costi così poco? Ebbene, la risposta è tanto semplice quanto crudele, costa poco perché, negli allevamenti intensivi, è possibile ingrassare un pollo, fino a farlo pesare anche 2,5 kg, in meno di 6 settimane! Questo fenomeno è reso possibile dalla selezione genetica di alcune razze di pollame, che possono raggiungere il peso di macellazione in tempi estremamente rapidi. Questi sfortunati animali, vengono allevati in grossi capannoni costantemente illuminati, imbottiti di antibiotici e vaccini e nutriti con mangimi concentrati.
Non bisogna dimenticare che i metodi intensivi di allevamento, contribuiscono alla comparsa e alla diffusione di malattie come l’influenza aviaria e sono anche causa di intossicazioni alimentari dovute a numerosi batteri, tra i quali spiccano la salmonella e il campylobacter. Per prevenire queste infezioni, in avicoltura, vengono impiegati dosi massicce di antibiotici, che, a lungo andare, indeboliscono il sistema immunitario degli animali e causano la comparsa di superbatteri antibiotico resistenti, difficilmente debellabili; basti pensare che il 50% degli antibiotici utilizzati nel mondo, con punte che toccano l’80% negli Stati Uniti, finisce nel circuito degli allevamenti intensivi.

Per approfondire:
Carne di pollo basso costo, alta sofferenza
Caratteristiche dell’allevamento intensivo

Molti sostengono che gli allevamenti intensivi siano la risposta alla fame nel mondo, ma sarà vero?

  • Un terzo dei cereali raccolti nel mondo, viene destinato agli allevamenti industriali; se fosse destinato agli uomini, sfamerebbe 3 miliardi di persone.
  • Quasi tutta la soia prodotta nel mondo, viene impiegata per la produzione di mangimi e destinata agli allevamenti industriali; se fosse utilizzate per nutrire l’uomo, sfamerebbe un miliardo di persone.
  • Per ogni 100 calorie di cereali utilizzati come mangime, si ottengono appena 30 calorie date dalle carni o dal latte.
  • Occorrono circa 6kg di proteine vegetali per produrre 1kg di proteine animali.
  • Occorrono circa 15.000lt di acqua per produrre 1kg di carne, contro i 1.200lt per 1kg di mais e i 1.800lt per 1kg di grano
  • Ogni anno vengono abbattute 120.000km² di foreste per coltivare alimenti impiegati nei mangimi animali e per far spazio a nuovi allevamenti.

E per quanto riguarda le conseguenze all’ambiente causate dagli allevamenti industriali?

  • Inquinamento idrico, provocato dallo sversamento dei liquami nei bacini idrografici.
  • Piogge acide, causate dall’ammoniaca liberata nell’atmosfera.
  • Eccessiva acidità del suolo e delle acque.
  • Effetto serra.
  • Consumo del suolo.
  • Deforestazione.

Per approfondire:
Quanto inquinano gli allevamenti intensivi italiani

Dati alla mano, possiamo quindi affermare che, oltre ad essere una forma estrema di tortura per gli animali, gli allevamenti intensivi sono di fatto dannosi per la salute umana e per l’ambiente. Bisogna quindi cambiare le nostre abitudini alimentari riducendo drasticamente il consumo di carne e favorendo l’alimentazione di natura vegetale, alimenti come i legumi e gli ortaggi, sono ricchi di proteine, gustosi e nutrienti. Questo cambio di rotta, darebbe un forte segnale ai mercati e quindi alle grosse industrie, che dovrebbero adeguarsi, favorendo la produzione di alimenti alternativi alla carne e intraprendendo modelli di allevamenti estensivi o biologici, disincentivando di fatto i modelli intensivi.

by @vogliofatti

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