Campionato Mondiale di Calcio Russia 2018 – Ferma la strage dei cani di strada – Firma la Petizione!

fonte wiki commons La 21ma edizione dei campionati mondiali di calcio, inizierà giovedì 14 giugno 2018 allo stadio Lužniki di Mosca. Per organizzare l’evento, il governo Russo ha messo sul piatto la stratosferica cifra di 11,8 miliardi di dollari, pari a 678 miliardi di rubli. Come sappiamo l’Italia è fuori dai mondiali e questo, sono certo, dispiace un po’ a tutti.
Ma c’è un’altra cosa che dispiace sapere, molto più della mancata partecipazione degli azzurri alla competizione: la notizia che il governo di Mosca, abbia, oltre a quelli già preventivati, stanziato ulteriori 2 milioni di dollari, destinati allo sterminio di tutti i randagi, cani e gatti, che vagano nelle strade delle 11 città, dove si svolgeranno le competizioni. In russia, è una pratica abituale, quella di uccidere cani e gatti senza dimora, in occasioni di eventi internazionali. La motivazione data dalle autorità russe è sempre la stessa, rendere le città sicure per i turisti che si recheranno in quei luoghi. Poi, terminate le manifestazioni, nessuno si preoccupa più del destino degli animali di strada, che continuano a proliferare e a vivere un’esistenza da randagi. La Russia non è il solo paese dove avvengono queste barbarie, stati come Ucraina, Cina, Taiwan, India, Romania, Colombia solo per citarne alcuni, adottano simili pratiche per arginare il fenomeno del randagismo. Alcuni paesi, come la Cina, Taiwan e il Vietnam, giusto per citarne alcuni, sono inoltre tristementte noti per l’abitudine a cibarsi con la carne di cani e gatti. Basti pensare al Yulin Dog Meat Festival, il macabro rito che, dal 2010, si organizza ogni anno in Cina nella città di Yulin, dove, malgrado gli sforzi delle associazioni animaliste di tutto il mondo e del governo cinese, che promette ogni volta di intervenire con severe sanzioni, ogni anno, più di 10.000 cani vengono prima torturati, poi macellati e infine mangiati.

Yulin Dog Meat

La FNPA, la protezione animali della Romania, che ricordiamo essere uno degli stati europei che conta il maggior numero di randagi, ha stabilito che il metodo "Catch & Kill", cioè cattura e uccidi, stando alle cifre, non risolve affatto il problema. Malgrado lo sterminio sistematico, molto diffuso in Romania, il numero degli animali senza dimora, tende ad aumentare. Ciò significa che per strada nascono più cani di quanti se ne riescono ad uccidere. Dati alla mano, per riuscire ad arginare il problema del randagismo, basterebbe attuare una seria campagna di sterelizzazione e vaccinazione, che eviterebbe atroci sofferenze a migliaia di poveri cani randagi e risolverebbe il problema alla base, attraverso il reale controllo delle nascite. La graduale comparsa sul territorio di cani stanziali, conosciuti dagli abitanti di quei luoghi, dopo poco tempo, riporterebbe la situazione ad un livello di normalità, garantendo sicurezza per i cittadini, oltre ad un risparmio economico per le casse delle amministrazioni locali: due esempi nella stessa Romania, la città di Oradea (183.000 abitanti), nel 2006 ha adottato la sterelizzazione dei cani di strada e la città di Lugoj (45.000 abitanti) che ha iniziato a sterelizzare i cani di strada nel 2008, entrambi i territori, hanno registrato una diminuzione di randagi che supera il 90%. In fondo, basterebbe davvero poco per rendere più serena l’esistenza dei cani abbandonati, ignobilmente maltrattati e torturati. Ai nostri amici a quattro zampe, basta davvero poco per essere felici, non chiedono altro che un po’ d’affetto e qualche coccola di tanto in tanto e in cambio ci offrono tutto l’amore che solo loro sanno dare, un’amore incondizionato, disinteressato che dura tutta una vita.

Leo, il cucciolo di VoglioFatti

Ekaterina Dmitrieva, attivista di City Animal Protection Foundation ha lanciato una petizione che ad oggi ha già raccolto circa 690.000 adesioni. Firmare questo appello è di vitale importanza per dare un segnale forte al governo Russo che potrà decidere di investire i 2 milioni di dollari già stanziati per finanziare un massacro, in un progetto che prevede di accogliere i cani randagi in strutture temporanee per curarli, sterelizzarli e vaccinarli, dimostrando in tal modo, di essere pronti e disponibili ad intraprendere un percorso degno di un paese civile.

Firma la petizione e condvidila!

by: @VoglioFatti

Le Sirene tra storia mito e leggende. Un mistero che dura da millenni!

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Già raffigurate migliaia di anni fa, con graffiti pitture rurali e pittogrammi, le Sirene restano a tutt’oggi un’enigma a cui alcuni attribuiscono credenza scientifica, mentre altri, negandone l’esistenza, considerano le sirene creature leggendarie, metà donne e metà pesce. Già nell’Odissea di Omero e nella Divina Commedia di Dante, le sirene venivano descritte come esseri mitologici che ammaliavano gli uomini con il loro dolce e irresistibile canto.

Omero "Odissea" Dante "Divina Commedia"
Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei, ferma la nave, la nostra voce a sentire…. Poi ch’ella avea ‘l parlar così disciolto, cominciava a cantar sì, che con penada lei avrei mio intento rivolto….

Ulysses and the Sirens by H.J. Draper

Alcuni studi, incentrati sull’evoluzione umana, portati avanti dal biologo Max Westenhöfer, ipotizzavano l’interessante, quanto controversa, teoria della Scimmia Acquatica.
Il biologo Tedesco, già nel 1926, durante un congresso Antropologico a Salisburgo, espose per la prima volta la sua teoria, che, in seguito, nel 1842, descrisse nel suo libro "Der Eigenweg des Menschen", dove teorizzava che, circa sette milioni di anni fa, i nostri antenati si sarebbero allontanati dalla terraferma, per avvicinarsi al mare. Tale causa andava ricercata probabilmente, nell’esigenza crescente di cibo, che poteva essere facilmente soddisfatta, semplicemente attingendo alla fauna marina, che, ancora oggi, abbonda tra gli scogli e sulle battigie. Molluschi, crostacei e ricci di mare, ricchi di acidi grassi e iodio, avrebbero inoltre contribuito allo sviluppo intellettivo della specie Homo Sapiens in cui si evolvero i primati.

Human Aquatic Adaptations
(clicca l’immagine per ingrandire)

Anche il biologo marino inglese Sir Alister Hardy, già teorico dell’ipotesi evoluzionistica, secondo la quale i primi umanodi sarebbero stati dei primati africani che, a causa della scarsità d’acqua, furono costretti a spostarsi verso fiumi e laghi. Evolutisi al grado di Homo sapiens, una parte di essi continuarono ad evolversi in acqua e altri ritornarono sulla terraferma. Hardy rafforzò le sue convinzioni, quando, leggendo [Man’s Place Among the Mammal], un testo scritto nel 1929 dall’antropologo Frederic Wood, si convinse ancor di più sulla fondatezza della propria ipotesi evoluzionistica. In un capitolo del libro in questione, si analizzava l’epidermide umana, evidenziando il fatto che fosse dotata di uno spesso strato di grasso sottocutaneo, caratteristica comune a tutte le specie di mammiferi marini. Questa lettura, rafforzò in Hardy l’idea che la teoria della Scimmia Acquatica fosse più che un ipotesi, tanto da convincerlo, anni dopo, a riproporla in un discorso pubblico, tenuto il 5 marzo del 1960, al British Sub Aqua Club di Brighton. Nel corso degli anni, Il mito delle sirene, si è via via alimentato di nuove storie e numerosi eventi. Non mancano nemmeno le tesi complottistiche, che vedono il coinvolgimento di vari governi, primo su tutti, quello americano, che in un documentario trasmesso nel 2012, venne accusato di occultare la verità sull’esistenza delle sirene. Il filmato, intitolato "The Body Found, venne prodotto da Discovery Channel e catalogato come una fiction basata su eventi reali e teorie scientifiche. La fiction, fu incentrata su due episodi; il primo, avvenuto nel 1990, quando la Marina Militare Americana, fu ritenuta responsabile del decesso di un numero considerevole di balene, che si arenarono sulla spiaggia a seguito di esperimenti con i sonar eseguiti nell’oceano pacifico. Il secondo episodio, accaduto nel 1997, denunciava, ancora una volta, lo strano, quanto insolito fenomeno degli spiaggiamenti di massa. In quell’occasione, gli scenziati del NOA (National Oceanic Atmospheric Administration) registrarono un segnale audio molto potente, che non trovava corrispondenza, con nessuno dei segnali audio captati fino a quel momento. Gli scenziati, avanzarono l’ipotesi che quel segnale, in seguito chiamato “Bloop” poteva essere ricondotto al linguaggio delle sirene, che tentavano di comunicare alle balene una situazione di pericolo. Altra ipotesi sull’esistenza delle sirene, veniva, data dal ritrovamento nello stomaco di uno squalo di resti riconducibili ad una creatura umanoide, tali resti, vennero in seguito sequestrati dai militari. Un’altra prova che le sirene non fossero solo un mito, ma esseri viventi, fu data dai molti ritrovamenti di manufatti simili a lance e arpioni, trovati dai pescatori in varie parti del mondo, che issando le reti a bordo, notavano la presenza di pesci, sopratutto di grosse dimensioni, infilzati con armi di questo tipo.

Non mi sento di fare considerazioni sulla reale esistenza o meno delle sirene. Lascio al lettore questa incombenza. Io mi sono limitato a riferire fatti e avvenimenti, frutto delle mie ricerche. L’unica considerazione che mi sento di fare è che, comunque la si voglia pensare, le sirene sono e resteranno uno dei misteri più affascinanti della nostra storia.

by @VoglioFatti

HiJackThis Fork v3 – La nuova versione del software antimalware più famosa del web

Oggi parleremo di uno degli strumenti antimalware gratuiti, più conosciuti in rete, HiJackThis. La prima versione di questo software gratuito, fu rilasciata ad agosto del 2004 da Merijn Bellekom, un giovane programmatore olandese, che, dopo averlo sviluppato e distribuito gratuitamente per circa 4 anni, nel marzo del 2007, ne cedette la proprietà alla giapponese Trend Micro®.

Dopo 5 anni, precisamente nel 2012, la stessa Trend Micro, rese di pubblico dominio il codice di HiJackThis, questo rilascio, consentì ad altri programmatori di intraprendere lo sviluppo di alcuni Fork, partendo dal codice sorgente, ormai abbandonato, di HiJackThis.

A distanza di alcuni anni, Polshyn Stanislav un programmatore analista Ucraino, ha sviluppato "HiJackThis Fork" per Windows, attualmente aggiornato alla v3, che ripropone tutte le funzioni della versione originale, con notevoli miglioramenti e l’aggiunta di alcuni tools, che lo hanno reso più performante e ne hanno ampliato le funzionalità. Dal link seguente è disponibile per il download (l’ultima versione 2.7.0.29) di HiJackThis Fork

Come nella versione originale, il fork di HijackThis, sviluppato da Polshyn Stanislav, genera un report di dati, ricavandolo dall’analisi del registro e del file system di windows, che, una volta analizzato, permette l’individuazione di malware e adware di vario genere.

Agendo sulle voci sospette, evidenziate dal report di HiJackThis Fork, è possibile bloccare eventuali processi malevoli avviati a nostra insaputa.

Chi non è in grado di analizzare il report di HiJackThis, che puo essere facilmente esportato in un file di testo, puo far ricorso ad alcune risorse on-line, che aiutano ad evidenziare i processi sospetti da bloccare e/o eliminare dal sistema.

Attualmente la risorsa più utilizzata è hijackthis.de dove è possibile incollare il contenuto del report di HiJackThis, nell’area di testo presente nella pagina e ottenere un responso immediato.

Attenzione, prima di incollare il contenuto del log nell’area di testo su hijackthis.de vi consiglio di cancellare la prima riga, (vedi screenshot 3) in caso contrario, la prma voce dell’analisi, segnalerà che la versione di HiJackThis Fork è obsoleta e vi consiglierà di scaricare una versione aggiornata, non fate caso a quest’avviso.
Per completare la presentazione, ho creato un video, con sottotitoli, che spiega le operazioni basilari del programma. Detto questo, concludo aggiungendo alcuni links in calce e vi lascio alla visione del cortometraggio. Alla prossima!

by @VoglioFatti

Napoli Sotterranea – Alla scoperta delle caverne di tufo dove si coltiva a 40 metri di profondità

I primi scavi eseguiti dall’uomo nel sottosuolo di Napoli, risalgono a circa 5.000 fa, nel periodo meglio conosciuto come "Età del Rame".
Negli anni a venire, le attività di estrazione del tufo, utilizzato per edificare templi e palazzi, eseguite prima dai Greci, per fondare la città di Neapolis e costruire i primi ipogei funerari e in seguito dai Romani, che dotarono la città di strade sotterranee e di una maestosa rete idrica collegata alle sorgenti del Serino, hanno generato una città nella città. Nel corso dei secoli, l’intenza attività di scavo, ha dato vita al dedalo infinito, composto da enormi caverne e lunghi cunicoli, che ancora oggi desta meraviglia e stupore, affascinando migliaia di persone, che ogni anno visitano la Napoli sotterranea.



Napoli sotterranea (scala scavata)

Il 22 ottobre 1988 su "La Repubblica", Enrico De Vincentis, chiudeva un interessante articolo, dedicato alla mostra "sottoNapoli", una manifestazione promossa dall’Agip che si tenne presso il Castel dell’Ovo, con queste parole: "Non c’è solo pietra sotto le suole di chi calpesta Napoli. C’è buio, mistero, vuoto. E forse, domani, anche un fiore nascosto nelle serre avvolte dalle tenebre. Quello inventato da Marco Zanuso. Quello che nascerà quando l’ossigeno della città visibile soffierà la vita sul materiale di risulta che la Storia ha abbandonato in quella invisibile".

Con quelle parole, De Vincentis faceva riferimento all’idea di riqualificazione della Napoli sotterranea, presentata, insieme ad altri progetti, dall’architetto Marco Zanuso alla mostra "sottoNapoli". Tale progetto, prevedeva la realizzazione di gandi serre ipogee, da realizzarsi nelle cavità sotterranee della città partenopea.
Alla manifestazione parteciparono architetti e urbanisti famosi quali Carlo Aymonino, Oriol Bohigas, Mario Botta, Manuel de Sola Morales, Paolo Portoghesi, Aldo Rossi, Eduardo Vittoria e appunto Marco Zanuso che vinse il concorso, ma il suo progetto, ritenuto troppo impegnativo in termini di costi, non venne mai realizzato.

A distanza di circa 30 anni, prendendo spunto dal tema "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita!" che ha dato il nome all’Expo 2015, tenutosi a Milano, l’associazione Napoli Sotterranea rifacendosi all’idea di Marco Zanuso, ha presentato il progetto Orti Ipogei che prevede la coltivazione di piccole piante da orto, basilico, prezzemolo, rosmarino, bacche di Goji, fragole e melograno, che crescono a circa 40 metri di profondità, nelle cavità delle grotte napoletane, alimentate solo da luce artificiale e che non necessitano d’acqua, in quanto l’umidità di quei luoghi, è sufficiente a garantirne l’idratazione.

A quella profondità, lontane da smog, piogge sporche, polveri inquinanti e parassiti, le coltivazioni ipogee di Napoli, sono seguite con estremo interesse da studiosi e botanici di diverse parti del mondo, che vedono in questo progetto, un interessante opportunità per studiare forme alternative di coltivazione, in ambienti non convenzionali.

by @vogliofatti

Dall’immortalità della medusa ai 500 anni della Vongola… Chi vive di più sul pianeta?

Qualche giorno fa ho festeggiato il mio compleanno e per l’occasione, sul mio profilo facebook, ho ricevuto molti messaggi di auguri, tra i quali, anche l’immancabile "100 di questi giorni!" e leggendolo, mi è venuto da pensare: "Cento compleanni presuppongono di dover vivere molto a lungo, ma davvero 100 anni sono da ritenersi un traguardo ambito e difficilmente raggiungibile per un essere vivente?" A quel punto mi si è accesa la lampadina della curiosità, ed ho iniziato a googolare in giro per il web alla ricerca della risposta. Inutile dirvi che lo stupore mi ha subito rapito quando, dopo alcune ricerche, mi sono imbattuto in un’articolo dedicato ad un organismo vivente, pressocchè immortale e molto diffuso sul pianeta. Ebbene si, l’immortalità esiste in natura e prende il nome di "Turritopsis Dohrnii" alias la "Medusa Immortale" Questo organismo, dopo aver raggiunto la maturità di polipo, ha la capacità di ritornare allo stadio di medusa e ricominciare un nuovo ciclo vitale, come la mitica Araba Fenice che risorgeva ogni volta dalle proprie ceneri.

Turritopsis Dohrnii
Hydra001.jpg
Fonte: Wikipedia (by Oinari-san)

Lasciando da parte la Medusa immortale, quello che ho scoperto con la mia ricerca è alquanto sorprendente, o almeno per me lo è stato.
Passo quindi ad elencare le creature, del regno animale, più longeve del pianeta.

Al primo posto troviamo una Vongola della specie "Arctica islandica", o Vongola oceanica. Il mollusco in questione, fu pescato nel 2006 nei mari islandesi, nel corso di uno studio sulle mutazioni del clima, guidato dal professore di Geografia fisica James Scourse. In quell’occasione furono pescate, issate a bordo e subito congelate, 200 esemplari di vongole. Analizzando le striature dei gusci al microscopio, fu stabilito che l’età di una di esse, in seguito denominata Ming (perchè associata al periodo storico della famosa dinanstia), fosse di circa 400 anni, ma in seguito, ripetendo l’analisi con la tecnica della datazione al radiocarbonio, si stabilì che l’età di Ming, al momento di essere issata a bordo, fosse stata di ben 507 anni! Alcuni riportano che Ming morì a seguito dei traumi determinati dalle analisi, altri affermano che il decesso fu causato dal processo di congelamento, fatto stà che la povera vongola diede la vita per la scienza!

Arctica islandica (Vongola Ming – 507 anni)
Ming clam shell WG061294R
Fonte: Wikimedia Commons

Nella scala degli esseri viventi più longevi del pianeta, registriamo un altro dato stupefacente, cica 400 anni! Il detentore di questo record è "Lo Squalo della Groenlandia" appartenente alla famiglia dei "Somniosidae". Raggiunge i 6/7 metri di lunghezza. Con una crescita di appena 1 centimetro ogni anno, lo squalo della Groenlandia raggiunge la maturità sessuale intorno ai 150 anni di età.

Somniosus microcephalus (Squalo Artico – 400 anni)
Somniosus microcephalus okeanos
Fonte: Wikimedia Commons

La classifica dei Matusalemme in natura, continua con una serie di abitanti marini che riescono a sopravvivere dai 200 anni, come nel caso della "Balaena Mysticetus" meglio conosciuta col nome di "Balena della Groenlandia", fino agli oltre 100 anni dell’Orca Assassina (ad una femmina di questa specie, deceduta a gennaio 2017, è stata attribuita la veneranda età di 105 anni). In mezzo a questi due fenomeni di longevità, troviamo altri esseri marini che, se lasciati in pace nel loro ambiente naturale, riescono a vivere un’esistenza lunga e felice, pensiamo ai 190 anni dello Scorfano dagli Occhi Ruvidi, ai 160 anni dell’Anguilla Europea, ai 140 anni della Carpa Giapponese, ai 120 anni del Pesce Specchio, fino ai 110 anni di Testuggini e Tartarughe giganti.

Balaena mysticetus (Balena della Groenlandia – 200 anni)

Granny (Orca Assassina – 105 anni)
Granny Orca
Fonte: Wikimedia Commons

Sebastes Aleutianus (Scorfano – 190 anni)
Red rockfish
Fonte: Wikimedia Commons

Anguilla anguilla (Anguilla Europea – 160 anni)
Anguilla anguilla
Fonte: Wikimedia Commons

Koi Carp (Carpa Giapponese – 140 anni)

Hoplostethus atlanticus (Pesce Specchio – 120 anni)

Tartaruga Gigante – 110 anni)

Lascio a voi le conclusioni. Per quel che mi riguarda, dopo quanto ho appreso da questa ricerca, continuo a pensare che la nostra aspettativa di vita, per quanto allungata nel tempo, non sia paragonabile a quella di altri esseri che popolano il pianeta e che, nonostante subiscano continue minacce dall’uomo come la distruzione degli habitat naturali, il commercio illegale di specie protette, il bracconaggio, e l’inquinamento ambientale, riescono a sopravvivere e a proliferare in ambienti estremi e in condizioni disastrose.

Il WWF ha calcolato che intere popolazioni di pesci, uccelli, mammiferi e rettili si sono ridotte del 58% tra il 1970 e il 2012 e, qualche tempo fa, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha annunciato che ci troviamo di fronte ad una nuova era climatica, considerato che nel periodo 2015/2016, nella nostra atmosfera, la concentrazione media di anidride carbonica ha toccato le 400 parti per milione e che questo comporterà seri danni per molte generazioni future.
Meditate gente…. meditate!

by @vogliofatti

Gli allevamenti intensivi sono la risposta alla fame nel mondo? I dati dicono di no!

L’argomento che intendo trattare oggi, tocca vari aspetti, estremamente delicati, che riguardano principalmente la salute e l’ambiente con particolare riferimento alle abitudini alimentari adottate dalla maggior parte dei nuclei familiari del ceto medio.
Su Wikipedia, il termine "Allevamento Intensivo" viene definito in questo modo:
"L’allevamento intensivo è una particolare attività agricola che non necessita di nesso funzionale con un fondo: come ogni forma di allevamento, prevede la custodia, la crescita e la riproduzione degli animali, ma può essere svolta in ambienti confinati, anche in assenza di terreno sufficiente a garantire una produzione vegetale che soddisfi il potenziale fabbisogno alimentare dei capi allevati, lo smaltimento delle loro deiezioni e la percentuale tra superficie coperta e scoperta che contraddistingue gli insediamenti agricoli."

Io vivo a poche centinaia di metri da una delle principali industrie avicole italiane. In questo stabilimento si allevano e si macellano polli e tacchini, per la produzione di alimenti destinati alla grande distribuzione. L’economia della mia piccola città, in maggior parte, gravita intorno a questa mega industria, dove sono impiegate molte persone che conosco; per questo motivo, spesso ascolto e partecipo a discussioni incentrate sulle tecniche di allevamento intensivo.

In un qualsiasi supermercato, è possibile acquistare vaschette piene di cosce e petti di pollo, offerte al prezzo di pochi euro al kg; ma vi siete mai chiesti perchè la carne di pollo costi così poco? Ebbene, la risposta è tanto semplice quanto crudele, costa poco perché, negli allevamenti intensivi, è possibile ingrassare un pollo, fino a farlo pesare anche 2,5 kg, in meno di 6 settimane! Questo fenomeno è reso possibile dalla selezione genetica di alcune razze di pollame, che possono raggiungere il peso di macellazione in tempi estremamente rapidi. Questi sfortunati animali, vengono allevati in grossi capannoni costantemente illuminati, imbottiti di antibiotici e vaccini e nutriti con mangimi concentrati.
Non bisogna dimenticare che i metodi intensivi di allevamento, contribuiscono alla comparsa e alla diffusione di malattie come l’influenza aviaria e sono anche causa di intossicazioni alimentari dovute a numerosi batteri, tra i quali spiccano la salmonella e il campylobacter. Per prevenire queste infezioni, in avicoltura, vengono impiegati dosi massicce di antibiotici, che, a lungo andare, indeboliscono il sistema immunitario degli animali e causano la comparsa di superbatteri antibiotico resistenti, difficilmente debellabili; basti pensare che il 50% degli antibiotici utilizzati nel mondo, con punte che toccano l’80% negli Stati Uniti, finisce nel circuito degli allevamenti intensivi.

Per approfondire:
Carne di pollo basso costo, alta sofferenza
Caratteristiche dell’allevamento intensivo

Molti sostengono che gli allevamenti intensivi siano la risposta alla fame nel mondo, ma sarà vero?

  • Un terzo dei cereali raccolti nel mondo, viene destinato agli allevamenti industriali; se fosse destinato agli uomini, sfamerebbe 3 miliardi di persone.
  • Quasi tutta la soia prodotta nel mondo, viene impiegata per la produzione di mangimi e destinata agli allevamenti industriali; se fosse utilizzate per nutrire l’uomo, sfamerebbe un miliardo di persone.
  • Per ogni 100 calorie di cereali utilizzati come mangime, si ottengono appena 30 calorie date dalle carni o dal latte.
  • Occorrono circa 6kg di proteine vegetali per produrre 1kg di proteine animali.
  • Occorrono circa 15.000lt di acqua per produrre 1kg di carne, contro i 1.200lt per 1kg di mais e i 1.800lt per 1kg di grano
  • Ogni anno vengono abbattute 120.000km² di foreste per coltivare alimenti impiegati nei mangimi animali e per far spazio a nuovi allevamenti.

E per quanto riguarda le conseguenze all’ambiente causate dagli allevamenti industriali?

  • Inquinamento idrico, provocato dallo sversamento dei liquami nei bacini idrografici.
  • Piogge acide, causate dall’ammoniaca liberata nell’atmosfera.
  • Eccessiva acidità del suolo e delle acque.
  • Effetto serra.
  • Consumo del suolo.
  • Deforestazione.

Per approfondire:
Quanto inquinano gli allevamenti intensivi italiani

Dati alla mano, possiamo quindi affermare che, oltre ad essere una forma estrema di tortura per gli animali, gli allevamenti intensivi sono di fatto dannosi per la salute umana e per l’ambiente. Bisogna quindi cambiare le nostre abitudini alimentari riducendo drasticamente il consumo di carne e favorendo l’alimentazione di natura vegetale, alimenti come i legumi e gli ortaggi, sono ricchi di proteine, gustosi e nutrienti. Questo cambio di rotta, darebbe un forte segnale ai mercati e quindi alle grosse industrie, che dovrebbero adeguarsi, favorendo la produzione di alimenti alternativi alla carne e intraprendendo modelli di allevamenti estensivi o biologici, disincentivando di fatto i modelli intensivi.

by @vogliofatti

Fermiamo la fusione Bayer Monsanto

Qualche giorno fa, precisamente il 16 ottobre 2017, mentre in tutto il mondo si festeggiava la giornata mondiale dell’alimentazione, la “University College London”, ha pubblicato uno studio effettuato dall’organizzazione “Friends of the Earth” in cui si denuncia l’illegittimità della prospettata fusione tra due colossi mondiali dell’industria sementiera e fitofarmaceutica, rispettivamente l’americana Monsanto e la tedesca Bayer che si trasformerebbero in Bay-Santo.

Tale studio, oltre all’illegittimità in materia di monopolio, evidenzia il reale pericolo che, tale fusione, comporterebbe per la comunità agroalimentare mondiale.

In sintesi, gli autori della ricerca, sostengono che accentrare il potere economico in un settore strategico, quale quello agricolo, nelle mani di pochi attori, porterebbe ad un innalzamento dei prezzi e all’assoluta dipendenza dalle multinazionali, da parte delle piccole e medie imprese di coltivatori, che producono oltre il 90% del cibo utilizzato dalla popolazione del pianeta.

Non molto tempo fa, l’industria sementiera Syngenta è stata acquisita dalla ChemChina per 43 miliardi di dollari e, a distanza di poco, anche Dow e DuPont si sono fuse insieme creando il gigante americano Dow-DuPont; a questo punto, se anche Bayer riuscisse a fondersi con Monsanto, avremo tre aziende, una americana, una tedesca e una cinese che controlleranno oltre il 60% del mercato agroalimentare mondiale.

A mio parere, oltre che per l’aspetto economico globale, queste grosse coalizioni industriali, risultano estremamente pericolose per la salute e per l’ambiente.
Più crescerà il potere economico delle multinazionali, più le stesse potranno influenzare le scelte dei vari stati, verso l’utilizzo o meno dei loro prodotti in agricoltura.

Molti di voi avranno sentito parlare della campagna contro il Glifosato, il pesticida più diffuso in Italia e nel mondo.
Promossa nel 2015, la campagna #StopGlifosato, ad oggi, conta oltre 45 organizzazioni, perlopiù ambientalistiche, tra cui WWF, Legambiente, Greenpeace e FAI, che si sono unite con l’obiettivo di raccogliere un milione di firme, per dire no alla diffusione di questo pesticida in Europa.

Basti pensare che solo nel 2014, la produzione mondiale di Glifosato, ha superato le 800.000 tonnellate con trend in crescita; si stima che entro il 2020 la richiesta di questo pesticida raggiungerà un milione di tonnellate.

Tra poche ore, al parlamento Europeo, la commissione ENVI (Ambiente, Sanità pubblica, Sicurezza alimentare) ha all’ordine del giorno la votazione per decidere se concedere l’autorizzazione all’uso del Glifosato, nei paesi aderenti all’unione. Si spera che gli europarlamentari, fortemente condizionati dal milione di firme raccolte nella campagna StopGlifosato, neghino il rinnovo della concessione senza farsi condizionare dagli interessi delle multinazionali come Monsanto. Per quanto ci riguarda, il nostro ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha dichiarato che l’Italia voterà per il NO al glifosato, quindi incrociamo le dita e attendiamo il verdetto.

Per approfondire l’argomento:
ucl_bayer-monsanto_legal_report_summary.pdf
ferma la fusione bay-santo
stopglifosato

////// ——— AGGIORNATO DOPO LA VOTAZIONE ———– ///////

la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha discusso e approvato (39 voti favorevoli, 9 contrari e 10 astenuti), la risoluzione (che non è ancora vincolante) per il divieto all’utilizzo del glifosato, sul territorio Europeo, entro il 2020.

Prossima e decisiva tappa sarà il 24 ottobre, giorno in cui l’assemblea plenaria di Strasburgo si pronuncerà definitivamente.
Dopo poche ore, i paesi dell’unione Europea dovranno decidere sulla proposta di rinnovare, fino al 2027, la diffusione del glifosato in Europa.

Teniamo le dita ancora incrociate!

Angelino Alfano – la Storia, la Famiglia, il Partito, gli Scandali.

Analisi di uno dei personaggi più discussi del panorama politico italiano

Angelino Alfano, nato ad Agrigento il 31 ottobre 1970 è, dal 12 dicembre 2016, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Dall’8 maggio 2008 al 27 luglio 2011 è stato Ministro della giustizia nel governo Berlusconi, mentre dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio dei ministri, nel governo Letta. Riconfermato come Ministro dell’Interno nel Governo Renzi dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016, data in cui viene nominato Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale nel successivo Governo Gentiloni.

E’ stato il primo ed unico segretario nazionale de “Il Popolo della Libertà”. Nel novembre 2013 si è fatto promotore della scissione dal PdL e del lancio del “Nuovo Centrodestra”, di cui viene eletto presidente il 13 aprile 2014. Alfano, dal 2011, è inoltre presidente della “Fondazione De Gasperi”

La famiglia

Il fratello Alessandro, fa carriera alle Poste e in altri enti, con molta facilità, guadagnando cospiqui stipendi, in un comparto, quello delle “Poste Italiane”, dove altri, impiegati e precari, incontrano non poche difficoltà.
L’anziano padre Angelo, che in quel di Agrigento raccomanda, per l’assunzione alle Poste, un numero considerevole di persone, procurando posti di lavoro con una faciltà a dir poco disarmante.
La moglie, Tiziana Miceli, che esercita con successo la professione di avvocato civilista prevalentemente per le pubbliche amministrazioni, che costantemente si avvalgono della Rm-Associati, studio legale della Miceli, procurandole tanto lavoro; la sola “Serit”, agenzia di riscossione tasse della Sicilia, dal 2008 al 2012 ha affidato alla Rm-Associati 358 incarichi.

Alla lista degli occupati della famiglia Alfano, si aggiungono anche tre cugini, i fratelli Antonio e Giuseppe Sciumè, uno dirigente della Rfi, Rete ferroviaria italiana e l’altro alla Blue ferries e infine la cugina, Viviana Buscaglia, che dal 2010 copre l’incarico di biologa, presso l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Arpa) della Regione Siciliana.

Gli scandali

Dall’inizio della legislatura del 2013, Angelino Alfano fa fronte a critiche di ogni genere.
Ci furono i ritardi sulla nomina del sostituto di Antonio Manganelli alla Polizia di Stato nel 2013, nello stesso anno lo scandalo Shalabayeva, persino una casa avuta grazie a Salvatore Ligresti in via delle Tre Madonne a Roma nello scandalo Premafin e un’inchiesta sull’Università Kore di Enna dove era indagato per abusto d’ufficio.

Un po’ di tempo fa, il nome di Alfano spuntò in un’inchiesta di Rec su Raitre, che rivelò i rapporti di Alfano con Rosario Basile, titolare di oltre 10 aziende di vigilanza privata, tra cui l’Ivri. Diverse interrogazioni parlamentari e richieste di chiarimenti, non lo smossero dalla poltrona del Viminale.

Gli amici del cerchio

La rete di potere che protegge Angelino è invidiabile; circondato da consiglieri giuridici, avvocati e funzionari.
Alfano può contare sul sostegno di un professore di diritto privato di spessore come Salvatore Mazzamuto, già sottosegretario alla Giustizia del governo Monti.
Un altro degli uomini del suo cerchio più stretto è Baldassarre Di Giovanni, con lui sin dai tempi della regione Sicilia negli Anni 90.
C’è poi la storica portavoce Daniela Subranni e ancora l’amico avvocato Andrea Gemma, collocato nel Consiglio di amministrazione di Eni, la più importante azienda pubblica italiana, che è professore di Istituzioni di Diritto Privato presso l’Università di Roma Tre, dove insegna anche Giulio Napolitano, figlio dell’ex presidente della Repubblica Giorgio, è membro del board strategico dell’American University of Rome. È avvocato cassazionista e socio dello Studio legale e tributario Gemma & Partners.

Il partito

il “Nuovo Centrodestra” è uno dei partiti italiani con più indagati e condannati. Le vicende che vedono coinvolti, a vario titolo, i rappresentanti del partito di Alfano, sono diverse, spiccano i reati di peculato e abuso d’ufficio.
Di seguito l’elenco (probabilmente non completo)

  • PIERO AIELLO – a processo in appello per voto di scambio politico-mafioso
  • GIOVANNI BILARDI – a proceso per peculato, falso e truffa
  • GIUSEPPE CASTIGLIONE (vice ministro dell’agricoltura) Condannato per violazione della legge elettorale
  • SABRINA DE CAMILLIS – a processo per abuso d’ufficio
  • ROBERTO FORMIGONI – condannato a 6 anni di reclusione per corruzione
  • BRUNO MANCUSO – a processo per associazione a delinquere
  • ANTONIO MAROTTA – a processo per traffico di influenza illecita e ricettazione
  • ANTONINO MINARDO – condanna definitiva a 8 mesi per abuso d’ufficio
  • ANTONIO FABIO MARIA SCAVONE – condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale

 

VIDEO – Ma siamo sicuri? – Rec del 19/06/2106

Roberto Mottola