Napoli Sotterranea – Alla scoperta delle caverne di tufo dove si coltiva a 40 metri di profondità

I primi scavi eseguiti dall’uomo nel sottosuolo di Napoli, risalgono a circa 5.000 fa, nel periodo meglio conosciuto come "Età del Rame".
Negli anni a venire, le attività di estrazione del tufo, utilizzato per edificare templi e palazzi, eseguite prima dai Greci, per fondare la città di Neapolis e costruire i primi ipogei funerari e in seguito dai Romani, che dotarono la città di strade sotterranee e di una maestosa rete idrica collegata alle sorgenti del Serino, hanno generato una città nella città. Nel corso dei secoli, l’intenza attività di scavo, ha dato vita al dedalo infinito, composto da enormi caverne e lunghi cunicoli, che ancora oggi desta meraviglia e stupore, affascinando migliaia di persone, che ogni anno visitano la Napoli sotterranea.



Napoli sotterranea (scala scavata)

Il 22 ottobre 1988 su "La Repubblica", Enrico De Vincentis, chiudeva un interessante articolo, dedicato alla mostra "sottoNapoli", una manifestazione promossa dall’Agip che si tenne presso il Castel dell’Ovo, con queste parole: "Non c’è solo pietra sotto le suole di chi calpesta Napoli. C’è buio, mistero, vuoto. E forse, domani, anche un fiore nascosto nelle serre avvolte dalle tenebre. Quello inventato da Marco Zanuso. Quello che nascerà quando l’ossigeno della città visibile soffierà la vita sul materiale di risulta che la Storia ha abbandonato in quella invisibile".

Con quelle parole, De Vincentis faceva riferimento all’idea di riqualificazione della Napoli sotterranea, presentata, insieme ad altri progetti, dall’architetto Marco Zanuso alla mostra "sottoNapoli". Tale progetto, prevedeva la realizzazione di gandi serre ipogee, da realizzarsi nelle cavità sotterranee della città partenopea.
Alla manifestazione parteciparono architetti e urbanisti famosi quali Carlo Aymonino, Oriol Bohigas, Mario Botta, Manuel de Sola Morales, Paolo Portoghesi, Aldo Rossi, Eduardo Vittoria e appunto Marco Zanuso che vinse il concorso, ma il suo progetto, ritenuto troppo impegnativo in termini di costi, non venne mai realizzato.

A distanza di circa 30 anni, prendendo spunto dal tema "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita!" che ha dato il nome all’Expo 2015, tenutosi a Milano, l’associazione Napoli Sotterranea rifacendosi all’idea di Marco Zanuso, ha presentato il progetto Orti Ipogei che prevede la coltivazione di piccole piante da orto, basilico, prezzemolo, rosmarino, bacche di Goji, fragole e melograno, che crescono a circa 40 metri di profondità, nelle cavità delle grotte napoletane, alimentate solo da luce artificiale e che non necessitano d’acqua, in quanto l’umidità di quei luoghi, è sufficiente a garantirne l’idratazione.

A quella profondità, lontane da smog, piogge sporche, polveri inquinanti e parassiti, le coltivazioni ipogee di Napoli, sono seguite con estremo interesse da studiosi e botanici di diverse parti del mondo, che vedono in questo progetto, un interessante opportunità per studiare forme alternative di coltivazione, in ambienti non convenzionali.

by @vogliofatti

Dall’immortalità della medusa ai 500 anni della Vongola… Chi vive di più sul pianeta?

Qualche giorno fa ho festeggiato il mio compleanno e per l’occasione, sul mio profilo facebook, ho ricevuto molti messaggi di auguri, tra i quali, anche l’immancabile "100 di questi giorni!" e leggendolo, mi è venuto da pensare: "Cento compleanni presuppongono di dover vivere molto a lungo, ma davvero 100 anni sono da ritenersi un traguardo ambito e difficilmente raggiungibile per un essere vivente?" A quel punto mi si è accesa la lampadina della curiosità, ed ho iniziato a googolare in giro per il web alla ricerca della risposta. Inutile dirvi che lo stupore mi ha subito rapito quando, dopo alcune ricerche, mi sono imbattuto in un’articolo dedicato ad un organismo vivente, pressocchè immortale e molto diffuso sul pianeta. Ebbene si, l’immortalità esiste in natura e prende il nome di "Turritopsis Dohrnii" alias la "Medusa Immortale" Questo organismo, dopo aver raggiunto la maturità di polipo, ha la capacità di ritornare allo stadio di medusa e ricominciare un nuovo ciclo vitale, come la mitica Araba Fenice che risorgeva ogni volta dalle proprie ceneri.

Turritopsis Dohrnii
Hydra001.jpg
Fonte: Wikipedia (by Oinari-san)

Lasciando da parte la Medusa immortale, quello che ho scoperto con la mia ricerca è alquanto sorprendente, o almeno per me lo è stato.
Passo quindi ad elencare le creature, del regno animale, più longeve del pianeta.

Al primo posto troviamo una Vongola della specie "Arctica islandica", o Vongola oceanica. Il mollusco in questione, fu pescato nel 2006 nei mari islandesi, nel corso di uno studio sulle mutazioni del clima, guidato dal professore di Geografia fisica James Scourse. In quell’occasione furono pescate, issate a bordo e subito congelate, 200 esemplari di vongole. Analizzando le striature dei gusci al microscopio, fu stabilito che l’età di una di esse, in seguito denominata Ming (perchè associata al periodo storico della famosa dinanstia), fosse di circa 400 anni, ma in seguito, ripetendo l’analisi con la tecnica della datazione al radiocarbonio, si stabilì che l’età di Ming, al momento di essere issata a bordo, fosse stata di ben 507 anni! Alcuni riportano che Ming morì a seguito dei traumi determinati dalle analisi, altri affermano che il decesso fu causato dal processo di congelamento, fatto stà che la povera vongola diede la vita per la scienza!

Arctica islandica (Vongola Ming – 507 anni)
Ming clam shell WG061294R
Fonte: Wikimedia Commons

Nella scala degli esseri viventi più longevi del pianeta, registriamo un altro dato stupefacente, cica 400 anni! Il detentore di questo record è "Lo Squalo della Groenlandia" appartenente alla famiglia dei "Somniosidae". Raggiunge i 6/7 metri di lunghezza. Con una crescita di appena 1 centimetro ogni anno, lo squalo della Groenlandia raggiunge la maturità sessuale intorno ai 150 anni di età.

Somniosus microcephalus (Squalo Artico – 400 anni)
Somniosus microcephalus okeanos
Fonte: Wikimedia Commons

La classifica dei Matusalemme in natura, continua con una serie di abitanti marini che riescono a sopravvivere dai 200 anni, come nel caso della "Balaena Mysticetus" meglio conosciuta col nome di "Balena della Groenlandia", fino agli oltre 100 anni dell’Orca Assassina (ad una femmina di questa specie, deceduta a gennaio 2017, è stata attribuita la veneranda età di 105 anni). In mezzo a questi due fenomeni di longevità, troviamo altri esseri marini che, se lasciati in pace nel loro ambiente naturale, riescono a vivere un’esistenza lunga e felice, pensiamo ai 190 anni dello Scorfano dagli Occhi Ruvidi, ai 160 anni dell’Anguilla Europea, ai 140 anni della Carpa Giapponese, ai 120 anni del Pesce Specchio, fino ai 110 anni di Testuggini e Tartarughe giganti.

Balaena mysticetus (Balena della Groenlandia – 200 anni)

Granny (Orca Assassina – 105 anni)
Granny Orca
Fonte: Wikimedia Commons

Sebastes Aleutianus (Scorfano – 190 anni)
Red rockfish
Fonte: Wikimedia Commons

Anguilla anguilla (Anguilla Europea – 160 anni)
Anguilla anguilla
Fonte: Wikimedia Commons

Koi Carp (Carpa Giapponese – 140 anni)

Hoplostethus atlanticus (Pesce Specchio – 120 anni)

Tartaruga Gigante – 110 anni)

Lascio a voi le conclusioni. Per quel che mi riguarda, dopo quanto ho appreso da questa ricerca, continuo a pensare che la nostra aspettativa di vita, per quanto allungata nel tempo, non sia paragonabile a quella di altri esseri che popolano il pianeta e che, nonostante subiscano continue minacce dall’uomo come la distruzione degli habitat naturali, il commercio illegale di specie protette, il bracconaggio, e l’inquinamento ambientale, riescono a sopravvivere e a proliferare in ambienti estremi e in condizioni disastrose.

Il WWF ha calcolato che intere popolazioni di pesci, uccelli, mammiferi e rettili si sono ridotte del 58% tra il 1970 e il 2012 e, qualche tempo fa, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha annunciato che ci troviamo di fronte ad una nuova era climatica, considerato che nel periodo 2015/2016, nella nostra atmosfera, la concentrazione media di anidride carbonica ha toccato le 400 parti per milione e che questo comporterà seri danni per molte generazioni future.
Meditate gente…. meditate!

by @vogliofatti

Gli allevamenti intensivi sono la risposta alla fame nel mondo? I dati dicono di no!

L’argomento che intendo trattare oggi, tocca vari aspetti, estremamente delicati, che riguardano principalmente la salute e l’ambiente con particolare riferimento alle abitudini alimentari adottate dalla maggior parte dei nuclei familiari del ceto medio.
Su Wikipedia, il termine "Allevamento Intensivo" viene definito in questo modo:
"L’allevamento intensivo è una particolare attività agricola che non necessita di nesso funzionale con un fondo: come ogni forma di allevamento, prevede la custodia, la crescita e la riproduzione degli animali, ma può essere svolta in ambienti confinati, anche in assenza di terreno sufficiente a garantire una produzione vegetale che soddisfi il potenziale fabbisogno alimentare dei capi allevati, lo smaltimento delle loro deiezioni e la percentuale tra superficie coperta e scoperta che contraddistingue gli insediamenti agricoli."

Io vivo a poche centinaia di metri da una delle principali industrie avicole italiane. In questo stabilimento si allevano e si macellano polli e tacchini, per la produzione di alimenti destinati alla grande distribuzione. L’economia della mia piccola città, in maggior parte, gravita intorno a questa mega industria, dove sono impiegate molte persone che conosco; per questo motivo, spesso ascolto e partecipo a discussioni incentrate sulle tecniche di allevamento intensivo.

In un qualsiasi supermercato, è possibile acquistare vaschette piene di cosce e petti di pollo, offerte al prezzo di pochi euro al kg; ma vi siete mai chiesti perchè la carne di pollo costi così poco? Ebbene, la risposta è tanto semplice quanto crudele, costa poco perché, negli allevamenti intensivi, è possibile ingrassare un pollo, fino a farlo pesare anche 2,5 kg, in meno di 6 settimane! Questo fenomeno è reso possibile dalla selezione genetica di alcune razze di pollame, che possono raggiungere il peso di macellazione in tempi estremamente rapidi. Questi sfortunati animali, vengono allevati in grossi capannoni costantemente illuminati, imbottiti di antibiotici e vaccini e nutriti con mangimi concentrati.
Non bisogna dimenticare che i metodi intensivi di allevamento, contribuiscono alla comparsa e alla diffusione di malattie come l’influenza aviaria e sono anche causa di intossicazioni alimentari dovute a numerosi batteri, tra i quali spiccano la salmonella e il campylobacter. Per prevenire queste infezioni, in avicoltura, vengono impiegati dosi massicce di antibiotici, che, a lungo andare, indeboliscono il sistema immunitario degli animali e causano la comparsa di superbatteri antibiotico resistenti, difficilmente debellabili; basti pensare che il 50% degli antibiotici utilizzati nel mondo, con punte che toccano l’80% negli Stati Uniti, finisce nel circuito degli allevamenti intensivi.

Per approfondire:
Carne di pollo basso costo, alta sofferenza
Caratteristiche dell’allevamento intensivo

Molti sostengono che gli allevamenti intensivi siano la risposta alla fame nel mondo, ma sarà vero?

  • Un terzo dei cereali raccolti nel mondo, viene destinato agli allevamenti industriali; se fosse destinato agli uomini, sfamerebbe 3 miliardi di persone.
  • Quasi tutta la soia prodotta nel mondo, viene impiegata per la produzione di mangimi e destinata agli allevamenti industriali; se fosse utilizzate per nutrire l’uomo, sfamerebbe un miliardo di persone.
  • Per ogni 100 calorie di cereali utilizzati come mangime, si ottengono appena 30 calorie date dalle carni o dal latte.
  • Occorrono circa 6kg di proteine vegetali per produrre 1kg di proteine animali.
  • Occorrono circa 15.000lt di acqua per produrre 1kg di carne, contro i 1.200lt per 1kg di mais e i 1.800lt per 1kg di grano
  • Ogni anno vengono abbattute 120.000km² di foreste per coltivare alimenti impiegati nei mangimi animali e per far spazio a nuovi allevamenti.

E per quanto riguarda le conseguenze all’ambiente causate dagli allevamenti industriali?

  • Inquinamento idrico, provocato dallo sversamento dei liquami nei bacini idrografici.
  • Piogge acide, causate dall’ammoniaca liberata nell’atmosfera.
  • Eccessiva acidità del suolo e delle acque.
  • Effetto serra.
  • Consumo del suolo.
  • Deforestazione.

Per approfondire:
Quanto inquinano gli allevamenti intensivi italiani

Dati alla mano, possiamo quindi affermare che, oltre ad essere una forma estrema di tortura per gli animali, gli allevamenti intensivi sono di fatto dannosi per la salute umana e per l’ambiente. Bisogna quindi cambiare le nostre abitudini alimentari riducendo drasticamente il consumo di carne e favorendo l’alimentazione di natura vegetale, alimenti come i legumi e gli ortaggi, sono ricchi di proteine, gustosi e nutrienti. Questo cambio di rotta, darebbe un forte segnale ai mercati e quindi alle grosse industrie, che dovrebbero adeguarsi, favorendo la produzione di alimenti alternativi alla carne e intraprendendo modelli di allevamenti estensivi o biologici, disincentivando di fatto i modelli intensivi.

by @vogliofatti

L’inquinamento atmosferico, in Europa causa 7 milioni di morti all’anno! Che fare?

Nel Norditalia, nell’ultimo periodo, l’inquinamento atmosferico, ha raggiunto livelli allarmanti. I dati relativi al PM10 (un particolato estremamente dannoso per la salute) hanno superato di più del doppio, il valore massimo consentito dalla legge, che è di 50 microgrammi al m³.
inquinamento atmosferico. Cappa di smog sul norditalia

Le particelle inquinanti, immesse nell’atmosfera terrestre, possono essere generate da eventi naturali o da fattori antropici.

La natura stessa, quando si scatena, è molto spesso causa d’inquinamento; basti pensare alla quantità di gas tossici immessi nell’atmosfera a seguito di un’eruzione vulcanica.
Ma se le eruzioni o gli incendi naturali, sono da ritenersi eventi sporadici, stessa cosa non si puo dire per l’inquinamento atmosferico causato da fattori di natura entropica, cioè provocati dall’uomo.

Nell’era delle innovazioni tecnologiche e delle energie alternative, estrarre e bruciare combustibili fossili, per alimentare caldaie e motori a scoppio, distruggere intere foreste tropicali, per fare spazio a piantaggioni di palme e di cacao, bruciare rifiuti, invece di immetterli in un circuito virtuoso di riciclo, sono pratiche ormai tristemente consolidate, che stravolgono l’equilibrio naturale del pianeta e provocano danni irreparabili, alla salute e all’ambiente.

L’Organizzazione mondiale della sanità, rivela che, solo in Europa, negli ultimi 5 anni, circa 7 milioni di persone, in maggioranza bambini e anziani, hanno perso la vita a causa dell’inquinamento atmosferico.
Ma come possiamo porre rimedio a tutto questo scempio? Le città ad emissioni zero sono pura utopia o si potrebbero realizzare?

Qualcuno ha provato a dare risposta a questa domanda con un progetto denominato Masdar, la città del futuro, situata nel deserto arabo, ad appena 15 km dal centro di Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti.

Sviluppata su un territorio di 640 ettari, Masdar city costerà circa 22 miliardi di dollari e dovrà essere alimentata per l’80% da energia solare prodotta da una mega centrale solare termodinamica (21 ettari di estenzione per 40.000 Megawatt di potenza) e da energia eolica.
Il progetto, partito nel 2008, doveva vedere il suo completamento entro il 2020, ora si parla di posticipare questa data al 2030, ciò a causa degli effetti provocati dalla crisi economica globale. Attualmente una piccola parte della città è gia abitata e alla fine dei lavori, la popolazione residente dovrebbe essere di 50.000 persone che, in previsione, consumeranno il 75% in meno di energia, rispetto ad una città che conta la stessa popolazione.
Questo significa che, se c’è davvero la volontà, anche se con enormi difficoltà, progetti simili non sono da ritenersi utopici.

Nel frattempo, mentre attendiamo la realizzazione delle nostre Masdar, ognuno di noi puo fare qualcosa di concreto per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Piccoli accorgimenti, adottati quotidianamente, possono produrre ottimi risultati, eccone alcuni…

  • Preferire bici, mezzi pubblici e veicoli in sharing per gli spostamenti in città
  • Usare l’acqua fredda quando si utilizza la lavatrice
  • Prediligere le fonti rinnovabili per il fabbisogno di energia elettrica
  • Piantare fiori in casa e alberelli in giardino per contribuire a ripulire l’aria
  • Fare molta attenzione ai rifiuti, riducendoli al mimino e smaltendoli correttamente

Lo sapevi che:

  • I residui organici vengono utilizzati per la produzione di energia elettrica, calore e concimi
  • La plastica, a seconda della lavorazione, puo essere riciclata diverse volte
  • Il metallo puo essere riciclato all’infinito
  • Il vetro puo essere riciclato all’infinito
  • La carta puo essere riciclata fino a 6/7 volte

Quindi, diamoci da fare, tutti possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria, basta volerlo.

Buona vita a tutti!

Fermiamo la fusione Bayer Monsanto

Qualche giorno fa, precisamente il 16 ottobre 2017, mentre in tutto il mondo si festeggiava la giornata mondiale dell’alimentazione, la “University College London”, ha pubblicato uno studio effettuato dall’organizzazione “Friends of the Earth” in cui si denuncia l’illegittimità della prospettata fusione tra due colossi mondiali dell’industria sementiera e fitofarmaceutica, rispettivamente l’americana Monsanto e la tedesca Bayer che si trasformerebbero in Bay-Santo.

Tale studio, oltre all’illegittimità in materia di monopolio, evidenzia il reale pericolo che, tale fusione, comporterebbe per la comunità agroalimentare mondiale.

In sintesi, gli autori della ricerca, sostengono che accentrare il potere economico in un settore strategico, quale quello agricolo, nelle mani di pochi attori, porterebbe ad un innalzamento dei prezzi e all’assoluta dipendenza dalle multinazionali, da parte delle piccole e medie imprese di coltivatori, che producono oltre il 90% del cibo utilizzato dalla popolazione del pianeta.

Non molto tempo fa, l’industria sementiera Syngenta è stata acquisita dalla ChemChina per 43 miliardi di dollari e, a distanza di poco, anche Dow e DuPont si sono fuse insieme creando il gigante americano Dow-DuPont; a questo punto, se anche Bayer riuscisse a fondersi con Monsanto, avremo tre aziende, una americana, una tedesca e una cinese che controlleranno oltre il 60% del mercato agroalimentare mondiale.

A mio parere, oltre che per l’aspetto economico globale, queste grosse coalizioni industriali, risultano estremamente pericolose per la salute e per l’ambiente.
Più crescerà il potere economico delle multinazionali, più le stesse potranno influenzare le scelte dei vari stati, verso l’utilizzo o meno dei loro prodotti in agricoltura.

Molti di voi avranno sentito parlare della campagna contro il Glifosato, il pesticida più diffuso in Italia e nel mondo.
Promossa nel 2015, la campagna #StopGlifosato, ad oggi, conta oltre 45 organizzazioni, perlopiù ambientalistiche, tra cui WWF, Legambiente, Greenpeace e FAI, che si sono unite con l’obiettivo di raccogliere un milione di firme, per dire no alla diffusione di questo pesticida in Europa.

Basti pensare che solo nel 2014, la produzione mondiale di Glifosato, ha superato le 800.000 tonnellate con trend in crescita; si stima che entro il 2020 la richiesta di questo pesticida raggiungerà un milione di tonnellate.

Tra poche ore, al parlamento Europeo, la commissione ENVI (Ambiente, Sanità pubblica, Sicurezza alimentare) ha all’ordine del giorno la votazione per decidere se concedere l’autorizzazione all’uso del Glifosato, nei paesi aderenti all’unione. Si spera che gli europarlamentari, fortemente condizionati dal milione di firme raccolte nella campagna StopGlifosato, neghino il rinnovo della concessione senza farsi condizionare dagli interessi delle multinazionali come Monsanto. Per quanto ci riguarda, il nostro ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha dichiarato che l’Italia voterà per il NO al glifosato, quindi incrociamo le dita e attendiamo il verdetto.

Per approfondire l’argomento:
ucl_bayer-monsanto_legal_report_summary.pdf
ferma la fusione bay-santo
stopglifosato

////// ——— AGGIORNATO DOPO LA VOTAZIONE ———– ///////

la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha discusso e approvato (39 voti favorevoli, 9 contrari e 10 astenuti), la risoluzione (che non è ancora vincolante) per il divieto all’utilizzo del glifosato, sul territorio Europeo, entro il 2020.

Prossima e decisiva tappa sarà il 24 ottobre, giorno in cui l’assemblea plenaria di Strasburgo si pronuncerà definitivamente.
Dopo poche ore, i paesi dell’unione Europea dovranno decidere sulla proposta di rinnovare, fino al 2027, la diffusione del glifosato in Europa.

Teniamo le dita ancora incrociate!

il Tg1 censura il sindaco di Roma! Chiediamo a gran voce il licenziamento di Mario Orfeo

il Tg1 censura il sindaco di Roma Virgina Raggi

A mio parere, quanto accaduto ieri, è semplicemente l’ulteriore conferma che il principale canale di informazione italiano, il TG1, è assoggettato a logiche di potere che hanno, come obiettivo, esclusivamente gli interessi beceri dei potentati economici, banche, lobbies e multinazionali, che determinano le politiche dei paesi europei, costringendoli ad adottare politiche fondate su folli criteri di austerity e privilegiando esclusivamente i loro sporchi interessi.
Tutto questo ha generato governi fantocci, con a capo burattini senza spina dorsale, che obbediscono supinamente agli ordini dettati, di volta in volta, dalla Merkel di turno.
L’Europa, intesa come un unione di stati e non come comitati di affari, banche e lobbies, era quella immaginata dai nostri padri fondatori, uomini come Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli si rivolterebbero nella tomba, di fronte al degrado sociale in cui versano milioni di cittadini europei.
Il discorso del sindaco di Roma, la nostra Virginia Raggi, ha dato nuovamente un senso ai veri ideali europei, quelli che bisognerebbe perseguire per privilegiare i popoli invece che la finanza. Cito un passaggio, per me cruciale, del discorso pronunciato ieri da Virginia Raggi di fronte ai 27 capi di governo:
“I cittadini devono essere messi al centro del potere decisionale.
Le politiche non devono essere imposte dall’alto, ma rappresentare la volontà popolare, introducendo strumenti di democrazia diretta e partecipata.
Vanno tenute in conto le attese dei cittadini.
L’Europa o è dei cittadini o non è Europa.
Alcuni trattati, come il Regolamento di Dublino, vanno rivisti.
Un’unione soltanto economica non può durare.”
Questo breve passaggio, racchiude in se, affermazioni equiparabili a sonore sberle, o almeno percepite come tali, da alcuni dei presenti, una su tutti, la cancelliera Tedesca Anghela Merkel, che, con arroganza estrema, ha preferito allontanarsi dal gruppo, esprimendo, in tal modo, la sua totale insofferenza verso queste nobili affermazioni e dimostrando una maleducazione estrema nei confronti del primo cittadino della capitale d’Italia.

TG1 Virginia Raggi riceve Anghela Merkel
Virginia Raggi riceve Anghela Merkel

Fatti del genere, avrebbero dovuto scatenare indignazione, sopratutto nei vertici istituzionali del nostro governo, ma ciò non è accaduto. Non una parola su tali fatti, non una condanna, non un gesto di solidarietà finora pervenuto. Se a qualcuno tutto questo sta bene, solo perchè il destinatario di tali atteggiamenti, di estrema superficialità e maleducazione, si chiama Virginia Raggi e milita nella schiera del Movimento 5 Stelle, vi dico vergognatevi, non siete degni di chiamarvi Italiani con la I maiuscola e in particolar modo voglio dire Vergogna al direttore del TG1 Mario Orfeo, che ha interrotto un momento, così alto per il nostro paese, per trasmettere alcuni spot pubblicitari. Seguendo l’invito di Beppe Grillo e di altri esponenti del Movimento 5 Stelle, ho promosso l’hashtag lanciato ieri #LicenziareOrfeo, lanciando una petizione su Change, per chiedere, ai vertici di Viale Mazzini, il licenziamento del direttore del TG1 per i fatti accaduti ieri. clicca per firmare la petizione
Rinnovo la mia solidarietà a Virginia Raggi, elogiandola per il discorso di ieri, che ho provveduto a stampare su pergamena per appenderlo, in bella vista, affinchè i miei figli possano comprendere i veri valori che sono alla base dell’Unione Europea, quella che desidero gli venga consegnata dalla nostra generazione.

by Roberto Mottola @VoglioFatti

#IoStoConDiMaio – Lettera aperta a pennivendoli e cazzari

Ho sempre pensato che un giornalista dovrebbe ricercare e riportare la verità dei fatti. Il vero giornalista non mente, non manipola, attesta, informa e denuncia; l’esatto contrario di quello che fanno pennivendoli e cazzari

Sono disgustato dal modo con cui, alcuni giornalisti della stampa nazionale, anchorman di TG e conduttori di talk show, manipolano le informazioni al fine di screditare gli avversari politici dei loro padroni. A pennivendoli e cazzari, voglio ricordare che la categoria professionale a cui appartengono, adotta un codice di comportamento che, al pari del giuramento di Ippocrate per i medici, vincola a precisi doveri e a tenere un comportamento onorevole ogni qual volta si accingono a svolgere il loro lavoro.

L’attacco mediatico di ieri mattina contro di Luigi Di Maio, nella faccenda Marra, è l’ennesimo segnale che il partito di Renziloni è ormai alla frutta e per ottenere consenso ai danni degli avversari politici, utilizza, come è solito fare, i media di regime, giornali e TV di proprietà dei soliti noti, per lanciare attacchi al Movimento 5 Stelle. il PD è consapevole del fatto che la gestione scellerata e fallimentare del paese, portata avanti in questi ultimi tre anni di malgoverno, lo condurrà alla sconfitta e gli farà perdere, in un colpo solo, potere e poltrone.

Non avendo argomenti di merito per tirare acqua al suo mulino, il PD sta tentando, in tutti i modi, di screditare il Movimento 5 Stelle, unica forza politica che, da sola, può ottenere il consenso dal 40% degli elettori italiani, assicurandosi così la vittoria alle prossime elezioni politiche.

Ricordo, a questi pseudo professionisti dell’informazione, che è anche colpa loro se la classifica di Reporter Senza Frontiere, sulla libertà di stampa nel mondo, vede l’Italia al 77° posto, preceduta da Lesotho, Armenia, Nicaragua e Moldova.
classifica di Reporter Senza Frontiere, sulla libertà di stampa nel mondo

Voglio citare alcuni punti contenuti nel “Testo unico dei doveri del giornalista“, approvato l’8 luglio 1993 dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa.

Articolo 1
Libertà d’informazione e di critica
———————————–
L’attività del giornalista, attraverso qualunque strumento di comunicazione svolta, si ispira alla libertà di espressione sancita dalla Costituzione italiana ed è regolata dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963:

«È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori».

Articolo 2
Fondamenti deontologici
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Il giornalista:

  • Difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti
  • Rispetta i diritti fondamentali delle persone e osserva le norme di legge poste a loro salvaguardia
  • Tutela la dignità del lavoro giornalistico e promuove la solidarietà fra colleghi attivandosi affinché la prestazione di ogni iscritto sia equamente retribuita
  • Accetta indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali, purché le disposizioni non siano contrarie alla legge professionale, al Contratto nazionale di lavoro e alla deontologia professionale
  • Non aderisce ad associazioni segrete o comunque in contrasto con l’articolo 18 della Costituzione né accetta privilegi, favori, incarichi, premi sotto qualsiasi forma (pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, regali, vacanze e viaggi gratuiti) che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità
  • Rispetta il prestigio e il decoro dell’Ordine e delle sue istituzioni e osserva le norme contenute nel Testo unico
  • Applica i principi deontologici nell’uso di tutti gli strumenti di comunicazione, compresi i social network
  • Cura l’aggiornamento professionale secondo gli obblighi della formazione continua

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Chiudo rivolgendomi a pennivendoli e cazzari, perchè sento il dovere di ricordare a tutti loro che manipolare i fatti, diffondere notizie false, o nascondere la verità, serve solo a gettare fango sull’intera categoria dei giornalisti, fatta di donne e uomini che, in alcuni casi, hanno dato la vita per documentare la verità dei fatti.

Cosimo CristinaCosimo Cristina – ucciso nel 1960
Mauro De MauroMauro De Mauro – scomparso nel 1970
Giovanni SpampinatoGiovanni Spampinato – ucciso nel 1972
Mauro RostagnoMauro Rostagno – ucciso nel 1972
Peppino ImpastatoPeppino Impastato – ucciso nel 1978
Giuseppe FavaGiuseppe Fava – ucciso nel 1984
Giancarlo SianiGiancarlo Siani – ucciso nel 1985
Carlo CasalegnoCarlo Casalegno – ucciso nel 1977
Walter TobagiWalter Tobagi – ucciso nel 1980
Ilaria-AlpiIlaria Alpi – uccisa nel 1994
Maria Grazia CutuliMaria Grazia Cutuli – uccisa nel 2001

 

by Roberto Mottola

Colorado – La legalizzazione produce una diminuzione del consumo della cannabis negli adolescenti

Lo stato del Colorado registra una notevole diminuzione del consumo di cannabis negli adolescenti dopo la legalizzazione.

Un altro caposaldo delle teorie proibizioniste smentito dai fatti: in Colorado, dove la cannabis è legale dal 2014, non solo i consumi tra i più giovani non sono aumentati, ma sono sensibilmente diminuiti. A certificarlo sono i numeri della ricerca nazionale su droga e salute pubblicata dal Dipartimento di Stato per la Salute e i Servizi Sociali degli Usa.

In Colorado i consumi di cannabis sono storicamente più alti rispetto alla media statunitense, ma nel 2015 hanno visto un sensibile calo del consumo nella classe di età tra i 12 e i 17 anni. Gli adolescenti che hanno consumato cannabis almeno una volta durante l’anno dopo la legalizzazione sono infatti passati dal 20,81% al 18,35%, con un calo del 2,46%. Mentre lo stesso dato nella media Usa è diminuito in maniera molto più blanda, passando dal 13,28% al 12,86%.

Di contro sono invece aumentati i consumi tra gli adulti. I cittadini del Colorado di età superiore ai 26 anni che hanno consumato marijuana almeno una volta durante l’anno sono passati dal 16,80% al 19,91%. Un aumento significativo, dovuto probabilmente alla curiosità di sperimentare almeno una volta la cannabis legale.

Tuttavia il dato più importante è sicuramente quello del calo tra gli adolescenti, visto che è tra di loro che il consumo di cannabis può essere maggiormente pericoloso visto che si tratta di ragazzini ancora in fase di formazione anche sotto il punto di vista celebrale.

Quello che la ricerca del Dipartimento americano non svela sono le ragioni di questa diminuzione dei consumi tra gli adolescenti. Secondo un articolo del New York Times questa tendenza potrebbe derivare dalla diminuzione del mercato illegale nello stato ed al passaggio ad un mercato regolamentato dove la vendita ai minori è vietata.

Altre ragioni potrebbero essere di carattere maggiormente culturale, come il lancio di campagne di prevenzione finalmente libere da pregiudizi e falsi miti e il minore effetto di attrazione che nei ragazzi più giovani può avere la cannabis dopo aver perso il “fascino del proibito”.

Colorado dopo legalizzazione diminuisce il consumo di cannabis

Elicotteri della Forestale – non possono volare, grazie Ministro Madia!

fermi gli elicotteri della Forestale. “Non sono in condizioni di volare”

Gli elicotteri della forestale ci sono, ben tre, pronti a volare su tutte le zone disastrate del Lazio e anche oltre. Come hanno già fatto ad agosto e a ottobre, per portare aiuti dall’alto, salvare vite umane, dare una mano agli allevatori con centinaa di capi di bestiame intrappolati nella neve, calando davanti alle stalle balle di fieno e altri beni.

Solo che quei tre elicotteri della Forestale dal 31 dicembre sono bloccati nel piccolo aeroporto di Rieti, perché esattamente dal giorno dopo è entrata in vigore la riforma Madia fortemente voluta dall’ex premier Renzi e ancora non c’è chiarezza sul passaggio di consegne e competenze dal Corpo Forestale (inopinatamente cancellato da quella sciagurata decisione del governo Renzi) ai Carabinieri e/o Vigili del fuoco.E anche gli esperti elicotteristi sono costretti a restare in caserma, poco oltre, a Cittareale, perchè non hanno mezzi da pilotare.

Assurdo, visto che quei tre elicotteri avevano garantito l’operatività con decine di interventi di soccorso nelle zone terremotate, anche a supporto delle squadre del Soccorso Alpino. E chissà quanto sarebbero preziosi anche in queste ore. Ma niente: bloccati dalla burocrazia e da una scellerata scelta a monte (disperdere il patrimonio della Forestale). Che poco o nulla ha fatto risparmiare allo Stato e che ora rischia invece di “costare” in vite umane.

Ma in queste ore in cui emerge chiaramente la necessità di portare dall’alto un aiuto nelle zone terremotate, arriva un’altra denuncia: “E’ assurdo che il corpo dei Vigili del fuoco ancora nel 2017 non sia dotato delle strumentazioni e del numero di piloti necessari per far volare di notte i propri elicotteri in caso di necessità di soccorso. E parliamo di quegli elicotteri che già il 24 agosto 2016 hanno dovuto attendere la luce per trasportare i Vigili nelle zone terremotate rimaste isolate. Quegli stessi elicotteri che anche ieri, non prima dell’alba, hanno trasportato i soccorritori all’hotel Rigopiano. I nostri Vigili, a 5 mesi dalle prime scosse sono in una situazione logistica surreale, con tende sepolte dalla neve, al freddo e con capi di vestiario e calzature non adatti a ghiaccio e neve, gli stessi che si usano negli incendi e mezzi da rottamare.”

Lo afferma Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo, il sindacato autonomo dei Vigili del fuoco, che inoltre denuncia la gravissima situazione degli elicotteristi del soppresso corpo forestale, un patrimonio di esperienza e professionalità, dal primo gennaio di quest’anno tenuti fermi a Cittareale in attesa di chissà quali direttive degli alti dirigenti dei Vigili del fuoco, mentre l’Italia è in piena emergenza”.

fonte: Il Giornale d’Italia

Igor Traboni